Il coraggio di essere genitori implica una serie di “sfide” che oggi la nostra realtà ci propina: il nostro compito è sicuramente capire il confine di una tecnologia che ci migliora la vita e quando, oltrepassato lo stesso senza rendercene conto, distruggiamo e smantelliamo ciò che faticosamente abbiamo costruito dal momento che abbiamo messo al mondo dei figli.

Sì è di loro che si parla e di come va interpretato quel banale gesto di offrire il cellulare ai bambini quando abbiamo bisogno di una “pausa”.
Sembra alquanto innocuo ma quando siamo presi dai nostri mille impegni (compresi quelli di poco conto come rispondere su una chat, guardare un video o semplicemente mettere un like!) basta porgere il cellulare ed ecco la magia: il bambino si calma… si ferma. Gli occhi si fissano allo schermo, il mondo intorno sembra non esistere più. Ma quel silenzio non è pace: si chiama cattura attentiva.
La neuroscienza ne studia il fenomeno: Digital Babysitting, quando lo schermo diventa il sostituto temporaneo dell’adulto.
Funziona benissimo!
Ma cosa succede davvero nel cervello sotto i 6 anni?
– Dopamina a raffica.
I video veloci sparano micro-esplosioni di piacere. Il cervello si abitua a quel ritmo e il mondo reale diventa “troppo lento”.
– Si alza un muro invisibile.
Ogni attimo davanti ad un LED è un momento senza lo sguardo dell’adulto e sappiamo quanto lo sguardo dell’adulto sia il vero nutrimento emotivo e cognitivo.
– Il cervello smette di essere fattivo.
Non immagina, non crea, non costruisce. Subisce. E quando subisce troppo, rallentano linguaggio, creatività, iniziativa.
La cosa triste è che esiste una VERITÀ SCOMODA: non è il bambino ad aver bisogno dello schermo ma noi adulti ad aver bisogno di una pausa.
E questo è umano.
Ma noi siamo la loro guida e sapere che il cervello dei bambini non riesce a reggere quell’impatto sicuramente ci aiuterà a rettificare e rivalutare alcuni atteggiamenti.
E ritorno ad una delle tante sfide che possono cambiare tutto: sostituire 10 minuti di schermo con 10 minuti di presenza vera. Non perfetta. VERA! Un gioco semplice, una storia inventata, uno sguardo che dice: “Ti vedo”… perché i nostri figli guardano, attraversano i nostri occhi ed affrontano le loro sfide, le loro paure, i loro drammi e gli occhi, si sa, sono “lo specchio dell’anima”, quella che la Nuova Umanità sta mettendo a dura prova.
(Carmen Trovato)



