Un accorato appello sulla crisi crescente dei negozi di prossimita’ arriva da Maurizio Capone, rappresentante dell’associazione dei commercianti “Milazzo in Centro” e da Felice Nania, coordinatore cittadino del movimento politico “Noi Moderati”. Il presidente dell’associazione “Milazzo in Centro” che conta oltre 40 esercenti, Maurizio Capone, candidato al Consiglio comunale con la lista “Lorenzo Italiano Sindaco” spiega:
“La crisi dei negozi e in genere delle attività produttive, negli ultimi anni ha subito un trend negativo che è riscontrabile con dati delle associazioni di categoria nazionali. Se dovesse continuare la desertificazione già in atto nel centro di Milazzo fra qualche anno sarà irreversibile e ogni città sarà sempre più spenta. Per questo è importante un cambio di rotta che coinvolga tutti ad un tavolo , quel tavolo di concertazione che l’amministrazione attraverso la maggioranza del Consiglio ha bocciato ( Consulta delle Attività Produttive )”. E continua:
“È innegabile che c’è una crisi globale ma non per questo bisogna arrendersi. Tornando al tema le nostre proposte per la città del Capo prevedono:
✓Incentivi a nuove imprese con azzeramento tributi locali per i primi anni;
✓Diminuzione dei tributi( Tari Tosap ) per le attività esistenti;
✓programma calendarizzato per
Eventi, Manifestazione ed ogni altra attività attrattiva in Città ;
✓Rete tra tutte le attività commerciali con fidelizzazione clienti ( premialità per chi sceglie il centro città)
✓ Brand unico che mette insieme tutte le attività commerciali;
✓ Meno parcheggi Blu ( liberi festivi e prefestivi , liberi dopo le 20.30 periodo estivo nelle zone previste;
✓Il porto turistico all’interno del porto Naturale ;
✓ attività turistiche all’interno del Molo Marullo;
✓ ogni altra attività turistica di richiamo in città.

Il commercio di vicinato come presidio sociale ed economico e’ il focus dell’intervento di Felice Nania, responsabile di “Noi Moderati”.
“C’è una scena che si ripete ogni giorno nelle nostre città e che abbiamo smesso di notare, forse perché ci siamo abituati troppo in fretta. Una persona entra in un negozio, prova un paio di scarpe, un paio di occhiali, o un abito, ringrazia il titolare e poi, una volta fuori, apre lo smartphone e compra lo stesso articolo su una piattaforma on line. Il negozio è diventato il camerino gratuito di una piattaforma globale. E il commerciante paga l’affitto, le utenze, i dipendenti, per offrire un servizio a chi non ha nessuna intenzione di acquistare da lui. Potremmo fermarci qui e dire: è il mercato- scrive Nania in una nota stampa-. Ma sarebbe una risposta pigra, e soprattutto sarebbe una risposta sbagliata. Il problema non è economico. È sociale. Quando chiude un negozio in centro, o in periferia a Milazzo, non chiude solo un’attività commerciale. Si spegne una luce. Letteralmente. Quella vetrina buia non è solo la fine di un’impresa familiare -spesso costruita in decenni di sacrifici -è un vuoto che attira degrado, abbandono, insicurezza. È un pezzo di città che muore Noi abbiamo imparato a indignarci, giustamente, quando chiude una fabbrica o quando viene meno un servizio pubblico essenziale. Ma la chiusura di un negozio di vicinato, di una bottega artigiana, di una libreria indipendente, la trattiamo come una fatalità inevitabile. Come se fosse normale. Non lo è”.
“Il commercio di prossimità è infrastruttura sociale tiene vivi i quartieri, crea relazioni, garantisce presidio del territorio. Una città senza negozi è una città che ha rinunciato a sé stessa- incalza Nania-. Milazzo non può permetterselo. La nostra città ha nel suo centro storico e nel suo tessuto commerciale una risorsa preziosa, che si intreccia con il turismo, con l’identità del territorio, con la qualità della vita dei residenti. Abbiamo già visto troppe serrande abbassarsi negli ultimi anni. Il trend va invertito, non subìto. Come? Con scelte politiche coraggiose e concrete. In primo luogo, le occupazioni di suolo pubblico devono essere un peso sostenibile per chi sceglie di restare aperto e di investire in questa città. In secondo luogo, un piano di riqualificazione urbana che incentivi il recupero degli esercizi sfitti con agevolazioni per i proprietari che affittano a canoni calmierati ad attività commerciali. Gli spazi vuoti costano a tutti, non solo a chi li possiede. In terzo luogo, una politica del turismo commerciale: Milazzo ha un porto, ha il mare, ha il castello. I turisti che arrivano devono trovare un centro vivo, con negozi aperti, con artigianato locale, con esperienze autentiche. Serve una cultura diversa — e qui la politica da sola non basta. Serve che i cittadini tornino a scegliere consapevolmente dove spendono i propri soldi. Non per buonismo, ma per interesse collettivo. Ogni euro speso in un negozio locale rimane in parte nel territorio. Ogni euro speso su una piattaforma straniera parte e non torna”.
“Vogliamo ancora vivere in una Milazzo viva? Allora dobbiamo smetterla di trattare la morte lenta del commercio di vicinato come un problema di altri. È il problema di tutti- conclude- . È la qualità della nostra città, la sicurezza delle nostre strade, la bellezza dei nostri quartieri che sono in gioco”.
Il movimento “Noi Moderati” auspica un confronto con il sindaco uscente Pippo Midili che sostiene nella tornata elettorale per costruire un’alleanza
ampia – tra amministrazione, commercianti e cittadini – capace di sostenere il tessuto commerciale e rilanciare il territorio comunale.



