Il decreto Ponte è legge. Nella giornata di ieri è arrivato il via libera al nuovo iter per l’infrastruttura sullo Stretto di Messina. La Camera ha approvato definitivamente il provvedimento con 160 sì. I no sono stati 110 e 7 gli astenuti. Il governo è intervenuto dopo i gravi rilievi arrivati dalla Corte dei Conti lo scorso autunno, che ha ricusato la delibera di approvazione del progetto definitivo del Cipess.

Nel decreto è inoltre prevista la nomina dell’amministratore delegato di Rfi come commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali ferroviari complementari all’opera. Il commissario opera con i poteri dello “Sblocca cantieri”, quindi in deroga alle norme sui contratti pubblici. Non sarà il solo: sarà presente, infatti, anche l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, come commissario straordinario unico per gli interventi viari collegati al Ponte. Insieme all’ad di Rfi, Aldo Isi, dovrà coordinare le infrastrutture complementari all’opera con l’obiettivo di accelerarne la realizzazione.
Il decreto rimodula i fondi destinati alla realizzazione del Ponte spostando 2,787 miliardi di euro dal periodo 2026-2029 a quello 2030-2034, con un totale di risorse complessive stanziate pari a 14,442 miliardi. Per la maggioranza si tratta di una semplice redistribuzione tecnica delle coperture finanziarie, mentre secondo le opposizioni il rinvio delle risorse sarebbe il segnale di un possibile allungamento dei tempi di realizzazione del Ponte.
Dopo il passaggio parlamentare il provvedimento è cresciuto da 11 a 15 articoli, includendo non solo le norme legate al Ponte sullo Stretto ma anche una serie di interventi considerati strategici dal governo, come la messa in sicurezza e di adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle A24 e A25; la funzionalità dei commissari nominati per la realizzazione delle opere necessarie ai campionati di calcio europei Uefa 2032; i commissari straordinari della società Rete Ferroviaria Italiana; norme per accelerare la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e altre per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia.
Durante le dichiarazioni di voto, il provvedimento è stato osteggiato dal centrosinistra e sostenuto convintamente dalla maggioranza. “Ribalto la contestazione che ci fanno da destra e dico che il Ponte è una scelta ideologica: costruire grandi opere per mascherare problemi strutturali dal Sud per non dare risposta a problemi più urgenti”, ha detto Nicola Fratoianni di Avs. “Ci sono aspetti inquietanti, perché di fatto il Ponte è morto perché non c’è nessun atto che conferma che possa continuare il suo iter”, ha detto il dem Marco Simiani che ha contestato anche il fatto che ci sia un commissario “per tutto”.
Per il deputato Aldo Mattia di FdI, invece, “questo provvedimento ha aree di intervento molteplici, in primis il Ponte sullo Stretto, ma ha un fine unico che è quello di realizzare e ammodernare le nostre infrastrutture per favorire la crescita”. “Qualcuno ricorda che dietro le piccole e grandi opere pubbliche oltre agli imprenditori ci sono tanti lavoratori, tanti ingegneri e tanti operai?”, ha affermato ancora rivolto alle opposizioni. Una linea che coincide pienamente con quella del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che da mesi ha trasformato il Ponte in uno dei principali dossier politici della maggioranza.
Per il leader della Lega, infatti, l’opera rappresenta non soltanto un collegamento infrastrutturale tra Sicilia e Calabria, ma anche un simbolo di modernizzazione del Mezzogiorno e di rilancio economico del Sud Italia. Proprio per questo il governo non poteva permettersi che il progetto restasse bloccato tra rilievi tecnici, verifiche contabili e passaggi amministrativi ancora incompleti.
L’obiettivo dell’esecutivo è ora quello di accelerare tutte le opere complementari — ferroviarie e stradali — considerate indispensabili per rendere sostenibile l’intero sistema di collegamento attorno allo Stretto di Messina. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni politiche, resta ancora aperta la questione più concreta: quando partiranno realmente i cantieri.
Il decreto arriva dopo le tensioni istituzionali nate attorno ai rilievi formulati dalla Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto negli scorsi mesi. Il governo punta così ad adeguare l’iter amministrativo alle osservazioni dei magistrati contabili relative alla delibera Cipess e al progetto definitivo dell’opera, con il ministero delle Infrastrutture chiamato quindi ad aggiornare alcuni passaggi procedurali per affrontare le criticità emerse nei mesi scorsi. Nel dibattito è entrato anche il Quirinale sul tema delle norme antimafia legate alle grandi opere. Dal Colle è arrivato infatti il richiamo per il governo a non indebolire gli strumenti di controllo già previsti dal Codice antimafia.



