I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello smantellano una rete criminale attiva tra Mirto, Capo d’Orlando e i comuni limitrofi. Il bilancio: un arresto in carcere, due ai domiciliari e due obblighi di dimora.

Un giro d’affari florido, ramificato e spregiudicato, capace di spingersi fino alla vendita di stupefacenti a ragazzi minorenni e di attirare persino clienti che pur di acquistare la dose non hanno esitato a evadere dai domiciliari. I Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello hanno dato la spallata decisiva a una rete di spaccio attiva nell’area nebroidea, dando esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Patti, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 5 persone.
L’operazione, scattata nelle prime ore della mattinata dell’8 ottobre 2026, ha visto i militari impegnati nei territori di Mirto, Sant’Agata di Militello, Messina e Barcellona Pozzo di Gotto. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.
L’indagine, partita nel 2024 e condotta sul campo dai Carabinieri della Sezione Operativa, si è avvalsa di intercettazioni tecniche, pedinamenti e riscontri operativi. Gli accertamenti hanno permesso di far luce sull’operato di un gruppo ben strutturato dedito allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana.
Il centro nevralgico della rete era il comune di Mirto, indicato dagli investigatori come il vero e proprio snodo strategico da cui la droga partiva per servire una fitta rete di acquirenti dislocati nei comuni vicini: Frazzanò, Capo d’Orlando, Capri Leone e Longi.
Nel corso dei numerosi interventi di riscontro, culminati con il sequestro di svariate dosi di sostanza stupefacente, sono emersi dettagli particolarmente gravosi. Tra questi, la documentata cessione di droga in favore di acquirenti minorenni.
In un altro episodio emblematico, un assuntore già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ha violato le prescrizioni imposte dal giudice, allontanandosi di nascosto dalla propria abitazione al solo fine di raggiungere gli indagati e rifornirsi di sostanza stupefacente.
A fronte del solido quadro probatorio ricostruito dagli inquirenti, la Procura ha chiesto e ottenuto dal GIP l’emissione dei seguenti provvedimenti: una custodia cautelare in carcere per uno dei principali indagati; due arresti domiciliari; due obblighi di dimora.



