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25 aprile. La Festa della Liberazione divide ancora gli italiani

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“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
(Sandro Pertini)

Una politica matura difende la libertà senza continuare a dividere.

Il 25 aprile è una data molto importante per l’Italia repubblicana, è uno dei momenti più significativi e simbolici, è la Festa della Liberazione dal nazifascismo.

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Liberazione che avvenne grazie all’azione congiunta degli alleati, della resistenza e del popolo italiano. Con questa data ricordiamo la libertà, la democrazia e la lotta contro l’oppressione.

Eppure, ogni volta che ci si avvicina a questa data, torna la divisione della politica italiana, fra chi è e chi non è degno di festeggiare o meno l’anniversario della Liberazione. Dal regime nazifascista, quello che per circa 20 anni ha messo bavagli, manette, esili e a volte anche morti solo per la differenza di idee.

Ma sarà mai possibile avere un 25 aprile di pacificazione nazionale, dove chiunque potrà essere libero di manifestare, a prescindere dalla propria idea politica? È possibile che la festa della liberazione sia una festa di parte, dove alcuni, e per alcuni intendo parte della destra politica, non siano degni di essere presenti, di prendervi parte, di festeggiare?

La liberazione dal regime è stata ottenuta dagli alleati con l’aiuto del CLN, ma questo non dà il diritto a una sola parte di avere il monopolio, né sulla festa, né su quella che è stata la resistenza, eppure tutto questo accade ogni anno, da 80 anni a questa parte. La resistenza partigiana che ha combattuto a fianco degli alleati era formata da cattolici, liberali, monarchici, socialisti e “anche” dai comunisti. Hanno combattuto per la liberazione anche tanti, ma tanti militari e ufficiali dell’esercito regio al fianco della resistenza e degli alleati, essendo anche perseguitati dai repubblichini di Salò e dai nazisti tedeschi. Quindi la resistenza non può essere monopolio di una parte politica, quantomeno fino a prova contraria.

L’Italia è antifascista per Costituzione, ma non si deve confondere la festa della liberazione con una manifestazione di parte in cui, una sola parte politica ha il diritto di festeggiare e può attaccare l’altra parte e viceversa o per manifestare su altri temi che non c’entrano nulla con quello per cui è nata, attaccando, per esempio la brigata ebraica per difendere i diritti dei palestinesi, non è questo il momento e il posto giusto per manifestare su queste cose.

L’Italia è di tutti e chi non sposa i valori della liberazione non può essere italiano.
Ovviamente anche dall’altro lato, e parlo della destra estrema e radicale, ci sono forze politiche, poche per fortuna, che mostrano freddezza e ambiguità su questa festa degli italiani.
Alcuni esponenti politici di destra, genericamente parlano di riconciliazione nazionale ricordando anche chi è stato costretto a combattere dalla parte della Repubblica di Salò, cosa che ovviamente indigna la sinistra estrema e parte dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

Ogni anno emergono tensioni, fischi, contestazioni, boicottaggi, anche durante manifestazioni istituzionali.
La verità che l’Italia da questo punto di vista è ancora un Paese immaturo, perché in una manifestazione che dovrebbe unire tutti, riesce ad essere diviso e divisivo. Il 25 aprile dovrebbe essere una festa di tutti, perché celebra la fine di una dittatura e l’inizio della democrazia, solo i fascisti potrebbero non riconoscersi in questa festa, ma esistono ancora i fascisti?
Credo di no, o quantomeno lo spero.

W l’Italia, W la Repubblica!

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