Antonio Catalfamo (nella foto), docente universitario, poeta e scrittore, ha fondato a Barcellona Pozzo di Gotto il Centro Studi Classici, Umanistici e Sociologici “Concetto Marchesi”. Il fondatore, in un documento chiarificatorio, ha voluto spiegare brevemente i motivi di questa decisione.


Egli parte dalla constatazione sofferta che in Italia si è diffusa ormai da parecchio tempo la tesi secondo cui il cosiddetto “sapere disinteressato” e, segnatamente, la cultura classica e umanistica non servono a niente e che, conseguentemente, anche l’insegnamento scolastico, nonché quello accademico, debba trasmettere un sapere pratico, debba essere, cioè, funzionalizzato all’apprendimento di un “mestiere” e all’inserimento nel mondo del lavoro.
Si tratta secondo Catalfamo di una tesi che ha un retroterra ideologico e culturale che rimonta di molto nel tempo. Cesare Pavese, già nell’immediato secondo dopoguerra, la contestava, sostenendo che la funzione fondamentale della cultura classica è quella di trasmettere una concezione generale del mondo, di contro al sapere semplicemente specialistico, settoriale, che già si stava diffondendo negli Stati Uniti d’America e, di riflesso, in tutto il mondo occidentale.
Questa tesi – continua Catalfamo – si è rafforzata nel corso degli anni e ha raggiunto il momento culminante nell’era della massima tecnologizzazione e dell’informatizzazione massiccia, che sta portando ad oscurare la visione generale della realtà e, sul fronte opposto, la stessa individualità e personalità del singolo.
E allora – conclude Catalfamo – proprio nel momento del massimo fulgore della “società liquida”, “digitalizzata” e “iperconnessa”, che nega l’esistenza della realtà oggettiva o, quantomeno, la sua conoscibilità, se non per “frammenti”, in base ad un “niccismo” di ritorno e d’accatto, sprofonda nell’irrazionalità e nel nichilismo, sbriciola la stessa individualità come un biscotto, s’impone – per usare un’espressione che rimanda anch’essa a Cesare Pavese – un “ritorno all’uomo”, alla sua ragione, come strumento di comprensione ed interpretazione del reale, in tutte le sue componenti, un ragionare “in universali”, cioè che consista nell’acquisire una concezione generale del mondo, e nel dar vita ad un “nuovo umanesimo”, che assicuri la centralità dell’uomo concreto, storicamente determinato, non dell’uomo “metastorico” dell’umanesimo quattrocentesco e del crocianesimo novecentesco, continuamente riproposto in una miriade di varianti, idealistiche e neo-idealistiche, bensì un uomo “essere condizionante e condizionato”, nell’ambito dei rapporti “uomo-se stesso”, “uomo-natura”, “uomo-società”, che operi in un sistema di relazioni complesse ed articolate, che costituiscono la “varietà della natura”, e lo spinga in avanti, verso equilibri sempre più progressivi ed avanzati.

Da qui la fondazione del Centro Studi Classici, Umanistici e Sociologici e la decisione di intitolarlo a Concetto Marchesi (nella foto), il quale è stato, lungo la scia segnata da Gramsci, uno degli intellettuali italiani di maggior rilievo che ha incarnato questo modello ideale e culturale.



