Il Tribunale del Riesame di Messina, su rinvio della Corte di Cassazione, ha rimesso ieri in libertà Maurizio Sebastiano Marchetta e Salvatore Biondo, entrambi 56enni, titolari della società “Sikelia Oil s.r.l.” di Corso Sicilia operante nel settore della distribuzione carburanti a Barcellona Pozzo di Gotto. Entrambi erano stati raggiunti il 13 ottobre 2025 da un provvedimento del Gip del Tribunale di Barcellona, Giuseppe Caristia, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto “capolarato” con sfruttamento della manodopera, con il quale si disponeva nei loro confronti gli arresti domiciliari con divieto di comunicazione, misura, questa, adesso revocata, con contestuale motivazione dal Collegio giudicante presieduto dalla dr. ssa Maria Vermiglio.

La decisione dei giudici è maturata su un unico punto, indicato dalla Suprema Corte nel disporre il rinvio per: “la verifica dello stato di bisogno dei lavoratori”. Il Riesame ha annullato, all’esito dell’udienza l’ordinanza cautelare – così come riportato nelle motivazioni – per difetto di gravità indiziaria, ritenendo non adeguatamente integrato il requisito dello “stato di bisogno”, elemento clou nella contestazione considerata assorbente rispetto alle ulteriori doglianze difensive rappresentate dagli avvocati Ugo Colonna e Nino Aloisio che avevano presentato ricorso al Tribunale della Libertà.
Le indagini della Guardia di Finanza hanno evidenziato che i lavoratori erano regolarmente assunti; disponevano di un alloggio; possedevano, seppur modesti, beni come autovetture; avrebbero potuto accedere, in caso di licenziamento, agli ammortizzatori sociali come la Naspi.
Elementi che, secondo i giudici, non consentono di configurare quella condizione di “grave difficoltà” richiesta dalla giurisprudenza per integrare il reato.
Da qui l’annullamento della misura cautelare degli arresti domiciliari e la scarcerazione dei due imprenditori.



