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Caro Gasolio, TRASPORTATORI IN SCIOPERO da oggi a sabato nei porti di Sicilia: STOP MERCE AI SUPERMERCATI 

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La Sicilia si è fermata dalla mezzanotte di ieri per lo sciopero regionale degli autotrasportatori, una protesta che da giorni covava sotto traccia e che oggi è esplosa in tutta la sua forza. Porti, interporti e snodi logistici dell’isola hanno registrato rallentamenti e code di mezzi pesanti, soprattutto a Messina, Catania, Palermo e Augusta. La mobilitazione – promossa dal Comitato Trasportatori Siciliani e con un’adesione del 90% – nasce da un malessere che gli operatori definiscono “ormai insostenibile”: il costo del carburante, cresciuto al punto da rendere antieconomica l’attività.

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Gli autotrasportatori spiegano che ogni viaggio, con i prezzi attuali, rischia di trasformarsi in una perdita. Le associazioni di categoria parlano di un settore allo stremo, schiacciato da aumenti continui e da una concorrenza sempre più aggressiva proveniente dal continente. “Non possiamo più andare avanti così”, ripetono i rappresentanti delle sigle promotrici, che chiedono interventi immediati alla Regione e al Governo nazionale.

Il cuore della protesta è il differenziale di prezzo del carburante nell’isola. In Sicilia il gasolio costa stabilmente di più rispetto al resto d’Italia, un divario che gli autotrasportatori attribuiscono a una combinazione di fattori: costi logistici più elevati, minore concorrenza nella distribuzione, distanza dai principali poli di raffinazione e una struttura dei prezzi che penalizza le imprese locali.

Gli operatori spiegano che il rincaro non è un fenomeno recente, ma un trend che negli ultimi mesi ha subito un’accelerazione tale da rendere impossibile assorbire i costi. Molte aziende, soprattutto quelle più piccole, lavorano ormai “in perdita strutturale”. A questo si aggiunge l’aumento dei costi di manutenzione, dei pedaggi e dei traghetti, che per chi opera in Sicilia rappresentano una voce di spesa obbligata.

Le associazioni chiedono un intervento straordinario che compensi il differenziale di prezzo, controlli più severi contro il dumping e un tavolo permanente con Regione e Prefetture per affrontare una crisi che definiscono “strutturale e non più rinviabile”.

Lo sciopero ha provocato rallentamenti significativi nei principali porti dell’isola. A Messina Tremestieri i mezzi pesanti hanno atteso per ore prima di imbarcarsi, mentre a Catania e Palermo le operazioni di carico e scarico sono procedute a rilento. Le associazioni agricole hanno espresso preoccupazione per i ritardi nelle consegne dei prodotti freschi, mentre alcune catene della grande distribuzione hanno segnalato possibili ripercussioni sulle forniture se la protesta dovesse prolungarsi. Ed è facile prevedere conseguenze nel settore, con l’ovvio esito di scaffali vuoti nei supermercati.

L’assessorato regionale alle Infrastrutture ha fatto sapere di essere disponibile a un incontro urgente con le rappresentanze del settore, pur ricordando che la questione del prezzo del carburante è di competenza nazionale. Gli autotrasportatori, però, chiedono risposte rapide e concrete. “Non vogliamo bloccare la Sicilia, ma non possiamo più lavorare in perdita. Senza interventi immediati molte aziende chiuderanno”, spiegano.

La mobilitazione potrebbe essere solo l’inizio di una protesta più ampia. Le sigle promotrici non escludono nuove iniziative se non arriveranno risposte entro pochi giorni. La tensione resta alta e il settore dell’autotrasporto, fondamentale per l’economia isolana, si trova ancora una volta al centro di una crisi che intreccia costi energetici, logistica e fragilità strutturali della Sicilia.

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