16.2 C
Milazzo

Diocesi di Messina. Grande successo per il primo incontro di formazione socio-politica

Pubblicato il :

Ospitato del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Messina, guidato dal professore Alessio Lo Giudice, si é svolto ieri sera il partecipato primo incontro del percorso biennale di formazione socio-politica dal titolo Ri-Partecipiamo, coordinato dall’Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro, diretto da P. Sergio Siracusano, e presentato qualche giorno fa dall’arcivescovo Giovanni Accolla (foto di copertina).

Settanta discenti, tra cui tanti del laicato diocesano (Confraternite, AC, CISL, MCL, MEIC, UCID e FUCI), hanno seguito con estrema attenzione i relatori che hanno approfondito i primi temi del corso “Custodiamo la Città “ e “L’impegno dei cristiani nella società: partecipare alla vita della Città”.

- Advertisement -

Ha iniziato Luigi D’Andrea, ordinario di diritto costituzionale, sottolineando come le democrazie oggi sono in crisi nei loro luoghi di nascita, vedi USA, con propensione dei cittadini a cedere libertà a favore di leader forti.

Ma questo nuovo sistema – ha detto – é un gigante dai piedi di argilla, in quanto il capo perde il contatto con la realtà per la mancanza di partecipazione: ne é dimostrazione il franamento del fascismo e dell’Unione Sovietica. La partecipazione, richiamata da tanti articoli della Costituzione – 1, 4 e 118 quelli citati dal relatore – , invece implica: conoscenza della realtà; condivisione di tali conoscenze, attraverso il dialogante confronto di interessi e opinioni; ponderazione delle alternative finalizzate alla decisione.

Chiudendo con le raccomandazioni di rifuggire gli slogan, sostitutivi del discernimento, e di allargare lo sguardo spazio-temporale, con riferimento al contesto globale e al futuro generazionale, senza trascurare il problema legato alla mancata adozione di decisioni importanti ma impopolari.

Il professore Alberto Randazzo, professore associato di diritto costituzionale e presidente di Azione cattolica diocesana, ha invece approfondito il tema assegnatogli con la citazione di Aristotele, Pio XII (con il suo “scongiurante” apostolato dei laici), Paolo VI (laici protagonisti della “santificazione del mondo” e del “risanamento delle istituzioni”), Giovanni Paolo II (i laici non devono mai separare la fede dalla vita), papa Francesco, Giorgio La Pira (La nostra vocazione sociale), Aldo Moro.

E così ha potuto definire il ruolo dei laici nella società ed in politica come “fermento” e “credenti credibili”, che vivono il Vangelo nel tempo, senza cadere nelle “frequenti tentazioni del clericalismo, autoreferenzialità e fede intimistica”.

Ha chiuso magistralmente mons. Cesare Di Pietro, partendo dalla domanda se c’è “Amicizia” tra i cittadini e la propria Città, dal momento che “l’amicizia é il sentimento indispensabile per la crescita politica e sociale di una comunità”.

Un auspicato approccio mutuato dal mondo classico – ha evidenziato citando Platone – quando si sosteneva che proprio l’amicizia fosse necessaria per fare prosperare la città.

E l’amicizia con la città si ha quando, a dirla con don Lorenzo Milani, non si fugge da essa e ci si fa carico con cura dei suoi problemi, cosa che potrebbe essere anche il rimedio alla “crisi del nostro tempo”, causata dallo “sradicamento dalle proprie origini”.

In definitiva, citando il pensiero di Jacques Maritain, più volte richiamato Giorgio La Pira, quando era sindaco di Firenze, mons. Di Pietro sostiene che sia necessario “Costruire la città dell’uomo a misura d’uomo”, dove la costruzione implica la convergenza del lavoro di molti, un lavoro “insieme” che, comportando la condivisione di conoscenze, possa consentire il miglior risultato possibile. Con questo ragionamento, il passo é stato breve affinché il cantiere diventasse metafora delle istituzioni politiche ed il voto la scelta dell’impresa.

Quindi, l’impegno dei laici in politica deve concorrere a creare le condizioni per operare in vista del bene comune, che si riflette sul bene personale.

Ma, l’obiettivo del bene comune non basta per il buon governo, in quanto – ha specificato il vescovo ausiliare – occorre il discernimento delle scelte che consentono di raggiungerlo, praticabile nelle istituzioni solo da rappresentanti competenti, capaci ed esperti (Pacem in terris), che non perdono mai di vista il “proletario anch’Egli israelita come Marx” di Alcide De Gasperi.

Da qui, la necessità della formazione politica, ma ancora prima l’impegno delle “comunità educative pre-politiche” (Famiglia, Scuola, Chiesa)  per educare a raggiungere  un alto spessore etico attraverso la riflessione e il dislogo, come migliore contributo per la società e la politica italiane.

Il percorso formativo è organizzato da: Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro; Delegati diocesani alla Settimana Sociale; Ufficio diocesano di Pastorale Universitaria; Ufficio diocesano Comunicazioni Sociali; Ufficio diocesano Confraternite; Azione Cattolica, CISL, MCL, MEIC, UCID e FUCI.

Il prossimo incontro sarà il 4 marzo e verterà su “Il Magistero Sociale della Chiesa: I principi della Dottrina Sociale” e ”Il Primato della persona umana – il bene comune – la destinazione universale dei beni – la sussidiarietà – la solidarietà”.

 

- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement 4 -spot_img