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EDITORIALE. Ciclone Harry, SICILIA IN GINOCCHIO, i media nazionali si girano dall’altra parte: “STATO DI EMERGENZA SUBITO!”

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Mentre i media nazionali declassano a notizia di margine un disastro da mezzo miliardo di euro, l’Isola conta i danni di 100 km di costa devastata. Schifani convoca la giunta: «Stato di emergenza subito».

​Di fronte alla furia della natura non siamo tutti uguali. Se il Ciclone Harry avesse colpito con la stessa violenza i salotti mediatici di Milano o le coste romagnole, probabilmente assisteremmo a dirette fiume e speciali in prima serata. Invece, per la Sicilia devastata, il palinsesto nazionale ha riservato il “trattamento del silenzio”: servizi di appena tre minuti, relegati in quarta o quinta posizione, quasi fosse un disturbo meteorologico passeggero e non un’apocalisse che ha ferito a morte oltre 100 chilometri di litorale ionico.

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​La realtà, però, non si cancella con un montaggio distratto. Le prime stime della Regione Siciliana sono da brividi: oltre mezzo miliardo di euro di danni. Strade spazzate via, stabilimenti balneari ridotti a cumuli di macerie, porti inagibili e abitazioni private violate dal fango.

​Il Governatore Renato Schifani, dopo una notte trascorsa in contatto costante con il capo della Protezione Civile Salvo Cocina, ha gettato la maschera della diplomazia:

​”Ieri eravamo concentrati sull’evitare perdite di vite umane. Ora arrivano le notizie sui danni e sono gravissimi. Siamo già nell’ordine di oltre mezzo miliardo di euro.”

​Per oggi, alle ore 12:00 a Palazzo d’Orléans, è stata convocata una giunta straordinaria. L’obiettivo è unico: deliberare lo stato di crisi regionale e pretendere da Roma la dichiarazione di emergenza nazionale. Una richiesta che sale compatta dal territorio, sostenuta con forza da voci come quelle della Senatrice Floridia e dell’Onorevole Calderone.

​Non è solo una questione di asfalto e cemento. Il Ciclone Harry ha colpito il cuore pulsante dell’Isola: il turismo e la cultura. L’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino promette iter autorizzativi snelli e tempi certi: “La Sicilia saprà rialzarsi”, dichiara, ma è chiaro che senza il sostegno massiccio del governo centrale, la sfida rischia di essere impari. L’assessore ai Beni Culturali, Francesco Paolo Scarpinato, ha già disposto una ricognizione urgente nei siti archeologici e nei luoghi della cultura. L’obiettivo è riaprire subito, per non sommare al danno materiale quello, incalcolabile, della paralisi turistica.

​C’è un’amarezza che scotta più della salsedine tra i siciliani. È la sensazione di essere, ancora una volta, una periferia dell’attenzione. Un disastro da 500 milioni di euro non può essere una “notizia di colore” da tre minuti. La politica regionale si sta muovendo con rapidità, ma la ricostruzione richiederà una determinazione che non può restare confinata entro i confini dello Stretto.

Se il governo nazionale non farà mancare il suo sostegno, lo vedremo dai fatti. Per ora, resta il fango, restano i detriti e resta il silenzio assordante di chi, da lontano, sembra aver già voltato pagina.

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