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Franco Battiato SVELATO sul grande schermo: il “Lungo Viaggio” DI UN’ANIMA ALLA RICERCA DI SÉ 

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Non è un semplice biopic, ma una seduta spiritica di suoni, memorie e visioni. “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, l’ultima fatica del regista Renato De Maria, approda nelle sale per soli tre giorni (2, 3 e 4 febbraio 2026, oggi ultima possibilità di vederlo, prima della programmata “apparizione” su Raiuno, probabilmente il 1 marzo) distribuito da Nexo Studios come un ritratto intimo ed empatico di un uomo che ha fatto della metamorfosi la sua unica costante.

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​Il film non cerca la fredda cronologia, ma insegue quel fil rouge iniziato con un tema delle elementari: «Chi sono io?». Una domanda che attraversa l’opera come un vento che soffia dalle pendici dell’Etna fino ai club fumosi della Milano anni Settanta.

​Il racconto parte dall’infanzia del piccolo “Cicciu”, protetto da una figura materna magnetica (interpretata da una magistrale Simona Malato), per poi proiettarci nel distacco: la fuga verso Milano, “il luogo più lontano e diverso”. Qui De Maria mette in scena il Battiato affamato e sperimentale, quello di Fetus, che frequenta Gaber e Colli, prima della grande svolta.

​Il momento clou è la lucida follia del 1981. Contro ogni previsione, Battiato decide di “diventare commerciale”. Insieme al Maestro Giusto Pio partorisce La Voce del Padrone: sette brani, sette hit, un milione di copie. Il film cattura perfettamente quel paradosso: l’ascesa di un mistico che diventa popstar, inseguito dai fan mentre canta di centri di gravità e mondi lontanissimi.

​La vera scommessa vinta dal film risiede nell’interpretazione di Dario Aita. La sua non è un’imitazione, ma una reincarnazione: movenze, voce, timbro vocale nelle esecuzioni musicali rivelano uno studio certosino. Aita restituisce l’essenza di Battiato con una minuzia di particolari che lascia lo spettatore senza fiato. Accanto a lui, un cast solido che dà corpo alle figure chiave: dall’amica Fleur (Elena Radonicich) alle muse Alice e Giuni Russo.

​Sebbene la sceneggiatura di Monica Rametta scelga di “saltare” gli ultimi vent’anni di carriera, il film non ne risente. La pellicola punta all’essenziale, al cuore di un artista che ha saputo unire ironia, profondità e una spiritualità mai scontata. Come quando, davanti a Papa Giovanni Paolo II dimentica le parole di E ti vengo a cercare in preda a pura estasi. E non vi può essere finale più struggente che quello legato alla canzone d’amore per eccellenza, La Cura, legata a doppio filo all’amore probabilmente più grande di Franco, mamma Grazia, che abbandona la vita terrena ma continuerà ad essere al suo fianco.

​Il verdetto: un’opera necessaria, sia per chi ha vissuto ogni album del Maestro come una rivelazione, sia per chi vuole scoprire l’uomo dietro il mito. Un film che, proprio come le canzoni di Battiato, ci ricorda che siamo solo di passaggio, ma che il viaggio può essere meraviglioso.

FOCUS sulle differenze fra il Battiato di De Maria e il Maestro “Reale”

​Il film “Il lungo viaggio” opera una sintesi affascinante, ma è bene distinguere dove finisce il documento e dove inizia il cinema.

​Il “Salto” Temporale.

Il film si concentra sulla genesi e sull’ascesa, chiudendosi idealmente prima dell’ultima fase della sua carriera. Nella realtà, gli ultimi vent’anni di Battiato sono stati densi di una produzione colta, ma anche di rottura (come non ricordare il cyberpunk di “Shock in my town”), cinematografica (regista di Perduto Amor) e pittorica (sotto lo pseudonimo di Süphan Barzani) che nel film resta sullo sfondo o viene omessa per favorire la narrazione del “successo travolgente”.

​L’Evoluzione Vocale.

Mentre Dario Aita compie un lavoro straordinario nel replicare il timbro del Battiato anni ’80, il Battiato reale ha avuto un’evoluzione vocale drastica: dal falsetto degli esordi al baritono profondo e ieratico degli ultimi tour. Il film privilegia la voce “pop” che il grande pubblico ha cristallizzato nella memoria.

​La Solitudine e il Gruppo.

Il film calca molto la mano sulla “fame” milanese e sul sodalizio con i “bauscia” e il gruppo di Gaber. Sebbene storicamente accurato, il vero Battiato era una figura molto più isolata e disciplinata di quanto la narrazione cinematografica (spesso bisognosa di dinamismo e dialoghi) possa mostrare. La sua vera “frequentazione” quotidiana era spesso fatta di libri di mistica e meditazione silenziosa.

​Il Rapporto con la Madre.

La pellicola mette al centro il legame con Grazia (interpretata da Simona Malato). Nella realtà, questo legame fu la colonna portante di tutta la sua vita: Battiato visse con lei a Villa delle Grazie fino alla sua scomparsa nel 1994, e la sua influenza fu decisiva non solo affettivamente.

 

La Scheda del Film

​Regia: Renato De Maria

​Protagonista: Dario Aita

​Distribuzione: Nexo Studios

​Durata: 120’

​Uscita: Italia, 2026

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