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Milazzo, IL GRIDO DI LIBERTÀ che spezza le catene del pizzo: “Col sudore della fronte”… IL DOLORE DIVENTA MEMORIA COLLETTIVA al Teatro Trifiletti

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Un grandissimo Ivan Bertolami porta in scena uno spettacolo che è atto civile.

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​Ci sono silenzi che pesano come macigni e ci sono parole che, una volta pronunciate, hanno la forza di incrinare anche il cemento delle organizzazioni criminali più spietate. Ieri, domenica 1 febbraio, il Teatro Trifiletti non è stato solo un luogo di cultura, ma un avamposto di legalità. In scena è andata la verità: “Col sudore della fronte – Canto del lavoro e della libertà”, un’opera che strappa i faldoni dei tribunali per trasformarli in carne e sangue.

​Protagonista assoluto è stato Ivan Bertolami, attore barcellonese che ha prestato corpo e voce ad una comunità ferita. Il testo, curato dalla giornalista Mariangela Vacanti, è il frutto di mesi di indagini, interviste e immersioni tra i documenti giudiziari. Non è finzione, è cronaca: una narrazione asciutta, priva di retorica, che scava nell’anima di quella che è stata definita la “Corleone degli anni Duemila”.

​Dalle latitanze ai delitti in pieno giorno, il racconto ripercorre il ventennio più buio di Barcellona Pozzo di Gotto (1993-2012), quando “la famiglia dei barcellonesi” dominava col terrore. Ma il centro del dramma non è la violenza, bensì il riscatto: il momento esatto in cui il valore sacro del lavoro si ribella al ricatto del pizzo.

​La regia di Filippa Ilardo ha scelto la strada della sottrazione: niente orpelli, solo simboli e ritmo. Un’essenzialità sostenuta dalle musiche dal vivo di un eccezionale Antonio Smiriglia, cantautore nebroideo le cui melodie originali hanno inciso il silenzio della sala, diventando esse stesse testimonianza. ​A supportare l’impatto visivo e narrativo, un team di professionisti d’eccezione: Elisa Di Dio all’assistenza alla regia, Claudio Castagna alle scene, Luca Manuli ai costumi e il disegno luci di Roberto Ragusa.

Come detto, ​lo spettacolo ha rievocato gli anni in cui la paura era legge, le figure di Attilio Manca, Graziella Campagna, Adolfo Parmaliana e Beppe Alfano, quattro fra le vittime di mafia del territorio, ma ha celebrato soprattutto la nascita della resistenza: i primi “no”, le denunce, le fiaccolate antimafia e quei lenzuoli bianchi che hanno iniziato a sventolare come bandiere di libertà. ​

Una prima nazionale che prelude ad un tour in giro per i teatri del Paese e che, al Trifiletti di Milazzo, in questa domenica di inizio febbraio, ha meritato la standing ovation finale, i complimenti del Direttore Artistico della Stagione “quiNteatro” Giuseppe Pollicina, salito sul palco insieme a tutto il direttivo per rendere onore ad Ivan & C. con l’auspicio da parte di molti fra gli spettatori, che questo spettacolo venga “portato” anche nelle scuole, per far conoscere agli uomini di domani ciò che è accaduto e ciò che non dovrebbe mai più ripetersi.

“Col sudore della fronte” ricorda a tutti che il pane guadagnato con fatica ha un sapore sereno solo quando è libero dal compromesso. Ivan Bertolami non ha solo recitato; ha guidato il pubblico in un rito collettivo di liberazione, dimostrando che il teatro, quando è civile, può essere più forte di qualsiasi coprifuoco. Chapeau!

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