Articolo 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Repubblica o Monarchia?
È stato questo il quesito referendario che nel 1946 ha diviso il popolo italiano e che forse ancora oggi divide in parte.
Il 2 giugno del 1946 l’Italia ha abbandonato la Monarchia dei Savoia, affidandosi alla Repubblica.
Ma cosa è successo esattamente quel giorno?
Per capire i motivi, ripercorriamo velocemente e sinteticamente la storia precedente, partendo dalla “Marcia su Roma” del 1922, quando Mussolini e le sue squadre fasciste facero ingresso a Roma il 30 ottobre 1922, “costringendo” di fatto Re Vittorio Emanuele III di Savoia a consegnare il potere, incaricandolo di formare il governo. Ovviamente Mussolini formò il Governo e man mano prese i pieni poteri, creando uno Stato totalitario (o quasi, visto che in teoria esisteva ancora il Re) relegando il Re ad un ruolo pressoché marginale. L’intento di Vittorio Emanuele III era sicuramente un altro e probabilmente fece questa scelta per evitare una guerra civile e l’uso della forza, pensando di poter gestire l’avanzata fascista. La storia ci dice che quell’errore è stato così grande da farlo pagare a tutti gli italiani, Savoia compresi che per più di 50 anni sono stati esiliati e che la maggior parte degli italiani non perdoneranno mai.
Finisce la guerra nel 1945, cade il fascismo, ma le colpe dei Savoia restano indelebili nelle menti degli italiani, cosa che portò gli italiani a scegliere la forma di Stato: Repubblica o Monarchia?
Il 2 giugno del 1946 oltre al referendum istituzionale, si votarono anche i rappresentanti dell’Assemblea Costituente che successivamente preparerà la Carta Costituzionale che poi entrerà in vigore nel gennaio 1948. Alle Elezioni Politiche la Democrazia Cristiana prese il maggior numero di voti, seguita dal Partito Socialista e dal Partito Comunista. Questi i partiti che dominarono la vita politica italiana per oltre 50 anni.
Ma andiamo al referendum istituzionale: intanto è la prima volta nella storia italiana che su diede accesso al voto alle donne, quindi un sacrosanto diritto fu stato conquistato.
Sul voto referendario invece c’è sempre stata una diaspora perché in molti hanno sempre denunciato brogli elettorali a favore della Repubblica. I risultati elettorali hanno dato la vittoria alla Repubblica con 12 milioni e 700 mila voti circa, contro i 10 milioni e 700 mila voti a favore della Monarchia.
Il clima del voto fu teso, perché si usciva da un totalitarismo e dalla guerra civile, che ha visto bombardamenti alleati e rappresaglie naziste, il tutto in un quadro di povertà e di divisioni che ovviamente influenzó il voto.
Il voto dimostrò la grande divisione del nostro paese, dove il sud votó a larga maggioranza per la Monarchia e invece il nord, al contrario, per la Repubblica.
I partiti politici che si stavano cominciando a strutturare, optarono tutti per la Repubblica, ma anche al loro interno c’erano delle divisioni e perplessità, dai centristi che di preoccupavano che i comunisti volessero fare un colpo di stato o una rivolta, in effetti ci furono alcuni episodi di rivolta, soprattutto dei monarchici contro i comunisti.
Più di 1 milione e mezzo di voti annullati, con una affluenza alle urne di quasi il 90% (25 milioni) degli aventi diritto (28 milioni), anche se in realtà molti italiani non hanno potuto partecipare al voto perché ancora migliaia di persone erano nei campi di prigionia alleati o tedeschi o come accadde per Bolzano, Trieste e qualche altro territorio che non ha partecipato al voto.
Nel frattempo Vittorio Emanuele III aveva abdicato in favore del figlio Umberto II, che di fatto non fu mai Re.
Il capo del governo provvisorio era Alcide De Gasperi (DC) che prima della proclamazione ufficiale delle Corte di Cassazione (18 giugno), proclamó la Repubblica e il passaggio dei poteri da Re Umberto II al governo provvisorio che poi porterà l’Assemblea Costituente a votare la Costituzione della Repubblica Italiana che entrerà in vigore nel 1948.
Come dicevamo prima, lo spoglio elettorale ha continuato a provocare divisioni tra gli italiani dando vita alla teoria dei brogli elettorali, ciò entra nuovamente in scena ogni qualvolta si parla della Festa della Repubblica.
Una cosa è certa, il referendum ha portato la Repubblica e la democrazia e questo è un buon motivo per festeggiare il 2 giugno.
Buona Festa della Repubblica a tutti.



