16.2 C
Milazzo

Reggio Calabria, “Hè Hentòs Thalassa” di ELVIRA SIRIO: Mostra Personale “Dall’Archeologia alla Pittura che scolpisce” – FOCUS sull’ARTISTA

Pubblicato il :

- Advertisement -

Lo scorso venerdì 23 gennaio 2026, alle ore 17:00, presso la Sala Boccioni di Palazzo Alvaro a Reggio Calabria, è stata inaugurata la mostra personale dell’artista Elvira Sirio intitolata “Hè Entòs Thalassa (Mare Nostrum). L’evento è stato ideato dal presidente A.I.Par.C. Nazionale ETS Salvatore Timpano, curato dalla prof.ssa Giulia Maria Sidoti, in collaborazione con la Città Metropolitana di Reggio Calabria e con la segreteria organizzativa di Fortunato Marcianò.

Grandissimo l’interesse del numeroso pubblico presente. All’inizio della serata hanno preso la parola il Sindaco della Città Metropolitana Carmelo Versace, il Presidente Salvatore Timpano ed il Responsabile dell’Area Comunicativa, Moda e Design di A.I.Par.C. Fortunato Marcianò, a seguire ha avuto luogo la recensione critica della Prof.ssa Giulia M. Sidoti, apprezzata collaboratrice di “Sicilia Tabloid”.

Presenti in sala anche alcune figure di rilievo quali la Critica d’Arte Sonia Demurtas e il Gallerista Francesco Logoteta. Le opere di Elvira Sirio dalla pittura su tela di juta riproducono, reinterpretandole, le sculture dell’antica Grecia, in primis i Bronzi di Riace, rappresentano un viaggio di riscatto del Mare Nostrum dalla tristezza della storia, alla riscoperta delle radici culturali magno-greche e classiche del territorio calabrese. Artisticamente si costituiscono come un dialogo ben riuscito tra archeologia e l’arte contemporanea. I lavori esposti nella Sala Boccioni hanno attratto il pubblico e destato vivo interesse.

La visita in sala è stata allietata dall’esecuzione delle “Gnoesienne”, composizioni che si collegano al mito di Teseo edelle Gymnopedie di Satie. Le musiche in origine accompagnavano nelle festività spartane danze o esercizi ginnici senza armi, seguite da canti. Tali composizioni sono state una mirata e pertinente scelta della violinista calabra Paola Russo, che le ha mirabilmente eseguite e opportunamente rielaborate per il solo violino.

(Giulia M. Sidoti)

 

 

 

FOCUS SU ELVIRA SIRIO: dalla classicità mediterranea all’arte contemporanea. Un viaggio sincronico interiore in altre dimensioni.

A cura del Critico d’Arte nonché Curatrice dell’evento Prof.ssa Giulia M. Sidoti

“Parlare di Elvira Sirio e presentarla ad un pubblico attento che la segue e la conosce già da tempo, saper rilevare quanto su di lei non è ancora stato detto o invenuto delle sue espressioni e dei suoi diversi linguaggi artistici, non è facile.

Questo a causa della sua eccletticità, del suo contemplare e contenere in sé mondi ed epoche diverse in una sincronia soggettiva e quasi quantica, per cui vive nel passato e nel presente dell’arte quasi contemporaneamente.

L’artista è infatti capace di spostarsi e viaggiare nel tempo e in altre dimensioni muovendosi da epoche remote, in cui empaticamente entra, attraverso la pittura, negli antichi mondi della sua Magna Grecia, fino a spingersi alla condizione femminile di oggi tra sensuale fascino moderno e sacra maternità.

Il dinamismo intellettuale e stilistico che la caratterizza, il suo multiforme ingegno ulissiaco, la conduconoovunque, ma l’approdo è sempre un ritorno al sostrato affettivo e psicologico di una donna che non abbandona né tradisce le sue radici.

Il suo Mare Mediterraneo, in particolare quello dei bronzi, è resuscitato e vivificato con la bidimensionalità pittorica della Sirio che diviene tridimensionalità per effetto di una tecnica alchemica di basi da lei composte su juta grezza, laddove il disegno classico e i riflessi auratici dell’oro e dell’argento si trasformano in luce che piove da più angolature rendendo le figure antiche, personaggi portatori di messaggi nuovi, messaggi di riscatto per il Mare Nostrum.

Questa luce, che è una forma di attenzionequasi mistica al mito, reinventa il mito stesso, e così facendo, l’artista emancipa se stessa e le opere classichedalla paternità creativa e razionale delle simmetrie e deichiasmi scultorei degli antichi e si scioglie dal crisma immutabile della razionalità degli artefici greci rispettando al contempo quella che fu la loro teoria e sublime prassi e, grazie all’intuito femminile, carpisce l’espressione più auratica, la mistica più ancestrale del soggetto, ne coglie l’essenza mitologica, il significato eroico, la vera bellezza, perché da lei vissuta come in un invasamento creativo, ed è così che estrae l’antica scultura dalla staticità del disegno o dalla mera materialità bronzea e svela una mai, finora, manifestataespressione classica, rendendola diversa, portatrice di una nuova lingua, che dal greco antico trasla significati contemporanei nel linguaggio dei moderni con originali e soggettive narrazioni mediterranee.

L’effetto è la conseguenza coerente della sua scelta artistica effettivista, infatti in ogni opera, anche nell’affresco, ama ripristinare la naturalezza classica, ma sperimentando cose nuove.

La libertà creativa la induce a scegliere qualsiasi soggetto, la padronanza delle tecniche non la limita nel lasciare emergere l’anelito e il respiro poetico che esprime in sintassi e metriche pittoriche diverse nell’interpretare il classico con una originalità compositiva che suscita stupore emotivo.

Ma l’aspetto più rilevate è il trasmutare che Elvira Sirio realizza dall’arte antica nell’arte contemporanea, nellinguaggio dei moderni; sono d’esempio lo sfondo di piccoli cerchi che innesta nelle riproduzioni di alcuni bronzi o le ruote dentate della macchina di Anticitera, come sfondo dell’Efebo o ancora gli inserti di jutanell’ultima creazione di Artemisia del Pireo.

Ossessionata dalla bellezza dei Bronzi di Riace, spinta da loro ad incontrarli, con la sensazione che le fossero sempre appartenuti, li ha osservati continuamente, fino ad assimilarne lo spirito, quasi la pittrice si sentisse la reincarnazione dell’antico scultore, percependo le due sculture come proprie creazioni e nel dipingerle ha su di esse trasfuso la sua luce interiore, e con totalededizioneha dato vita alla materializzazione lucente del bronzo sulla tela di juta, trasformando la bidimensionalità della pittura nella corporeità della scultura.

Questo percorso artistico, viaggio interiore attraverso il Mare Nostrum,l’ha condotta ad un approdo di riscatto dalla tristezza della storia, navigando attraverso una nuova dimensione del Nostro Mediterraneo, calabro e siculo, ovvero quello di mare dall’ antichissima dignità e del buon ricordo.

Ma non si è fermata e ha continuato con una teoria di personaggi narrando altre storie d’arte ritrovate nel maree appartenenti ad un Mediterraneo comune, armata dallispirazione e da una insopprimibile vis creativa, quasi un invasamento che le ha fatto avvertire l’imperativo morale di estendere ad altri bronzi e ad altre archeologiele proprie epifanie di significati sottesi alle forme greche che, con attenzione e profonda affezione, studia e ama da sempre.

L’artista ha intuito infatti in ogni figura, l’aspetto peculiare della fisiognomica e ritrattistica greca, svelando il portato psicologico delle espressioni e delle posture come rivelatori della natura interiore che la Sirio ha letto e tutt’ora legge nell’opera facendola nuova, riscrivendone il mito, infatti, con la luce dei pigmenti diffusa sul modellato della barba e delle ciocche ordinate del Cronide di Capo Artemisio, ci trasmette la divinitàdel figlio di Crono, nell’Efebo di Maratona la lucentezza del nastro che esalta la testa reclinata, esprime la dolcezza, nell’Efebo di Fano la nudità degli eroi esalta la quasi semidivinità, l’Efebo di Anticitera dalla scura e calda tonalità del bronzo rappresenta la solidità del corpo e della mente e la luce dorata ne esalta la  grazia  e la maestosità, il Satiro danzante di Mazara del Valloesterna l’aspetto dionisiaco della vita che esula da ogni regola, anche quella dell’armonia classica, la Testa di Apollo di Salerno esala l’ispirazione del Dio delle Arti, la Testa del Filosofo di Anticitera, trasuda autorevolezza e saggezza  dai lineamenti importanti, l’Atleta di Lussino, sotto una luce più chiara e traslucida come il sudore, tradisce lo stato di pacata soddisfazione dopo la fatica sportiva, la Testa Barbata di Brindisi di Punta Serrone riferisce  alla profondità  dell’intelletto, gli Elmi Corinzi di Gela alla fedeltà dei soldati.

Ma per Elvira Sirio non è abbastanza e seguita nel suo ulissiaco viaggio in cerca di nuove forme ed espressioni, scolpisce, fonde a cera persa, plasma in ceramica lei stessa altri miti del mondo classico e spesso li ricrea in  terracotta patinata, dalle sfumature iridescenti: in Athena coglie  la divinità nobile e fiera dai tratti finemente femminili, dagli occhi che appaiono come dotati di vista reale, nella Medusa l’orrenda facies del mostro è in opposizione alla bellezza rasserenante di Venere colta nella sua estrema essenza femminile in  plastica posa sensuale.

Patroclo è fissato nella drammaticità di giovane predestinato a morte prematura.

La versione di Aphrodite, serena e illuminata, ripresa di profilo è ritratta in sperimentazione, secondo una differente tecnica dell’affresco su una base di nuovacomposizione.

Tutti gli stati d’animo sono riprodotti con realismo ed intensità, così come nel Tormento, in cui prevale l’espressione sofferta ed eloquente del volto.

Le riproduzioni della Testa Barbata e il busto di Pitagora sono curati nel dettaglio, con le note di colore che granparte ha nel richiamare le originarie statue dipinte.

Anche gli oggetti fanno pare della sua svariata produzione, le anfore, il cratere, il capitello stesso sono dettagliati e sono tinti nei colori tipici dei periodi storico-artistici di appartenenza. In quanto allo splendido ultimo lavoro in cui la sincronicità artistica della pittrice si evidenzia senza esitazioni per la peculiarità di scolpire con la pittura, si tratta dell’innesto della testa della statua di Artemisia del Pireo del IV secolo, in una composizione di inserti di juta su una tela altamente contemporanea.

Bellissimo il contrasto tra il modellatoclassico della chioma raccolta sul capo, l’espressione severa, sottolineata dal pigmento verde-rame, lo sguardo, l’eleganza, la grazia, la potenza del personaggio femminile che trasmette, e lo sfondo scuro a riquadri e lamine d’oro. L’artista sfrutta la tecnica della pittura adolio arricchita con pigmenti dal verde-rame all’ocra, per sottolineare il dualismo tra l’antico ed il moderno e l’oro, che è l’elemento eterno e incorruttibile, sta ad unire le due dimensioni storico-temporali; sono due mondi differenti ed ambedue belli in cui la materia si è sublimata per sempre in immagine.

La Sirio trasferiscela sua identità calabra in un orgoglio classico che èattuale e contemporaneo per il carisma empatico con il quale entra nella sua antica terra, nell’ antico mare della Magna Grecia che è il suo mondo per eredità genetica e spirituale che le appartiene da sempre, da più vite.

Chissà se è stata uno scultore di bronzi o un custode di sacra bellezza, è certo che mossa da una spinta interiore “un corto circuito” come lei stessa dice, ha intrapreso un percorso ben diverso dai soliti, impegnandosi in campi in cui l’archeologia dialoga con la pittura contemporanea, in uno sforzo continuo di ricerca in cuilarte fa i conti con la filologia della riproduzione o, meglio, di una nuova restituzione morale e materiale.”   (G.M.S.)

               

                                

- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement 4 -spot_img