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The Zen Circus, Il Male… il mondo di oggi raccontato dal punto di vista della generazione X

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Recensioni al primo ascolto, se serve pure al secondo e al terzo.

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The Zen Circus, gruppo rock italiano di origine toscana composto da Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli. Oltre 30 anni di carriera e 11 dischi alle spalle. Nel 2009 li ascoltai per caso attraverso quel capolavoro che è il loro primo disco con testi solo in italiano dal lapidario titolo “Andate tutti affanculo”, da allora per me non esiste dicembre nel quale non mi ritrovi ad ascoltare decine di volte la loro “Canzone di Natale”. Signori del folk punk, grandi cantastorie, sarcastici, cinici, satirici, ironici, sardonici, e irriverenti. Le loro canzoni sono capaci di farti sorridere e riflettere nello stesso tempo, i loro testi sono diretti fino a rasentare la brutalità, sono particolarmente bravi a incatenarti con i loro ritornelli e cantilene naïf. Il 2025 vede il ritorno del Circo Zen dopo due anni di pausa.Ed il folk punk domina l’intero disco, a partire dalla copertina che mi riporta all’omonima rivista satirica di fine anni 70. Il manifesto dell’album è messo in chiaro dal primo pezzo che dà il titolo all’intero disco. Viviamo in un sistema sociale e un universo dominato dal caos dove “al bene artificiale preferisco il male”, è il racconto di una generazione che è nata nel millenovecento ed ha raggiunto il mezzo secolo, che tira le somme guardandosi indietro e rispondendo alle domande che affliggono la nostra esistenza. Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. E le risposte che ci siamo dati non sono sicuramente incoraggianti. Sono storie di vecchie troie che raccontano l’ordinaria quotidianità della gente comune. 10 racconti in musica in puro stile Zen, ce n’è per tutti i gusti, si va dalle ballate alle sfuriate rock, dalle chitarre limpide a veri e propri muri di distorsione, inutile girarci intorno, è veramente un bel disco. “Giovane, io ti odio come odiavo me alla tua stessa brutta età.”, un disco da ascoltare, preferibilmente durante un viaggio in auto ed a volume sostenuto, al secondo ascolto ti potresti ritrovare a urlarne le strofe senza rendertene conto per ricavarne una grossa soddisfazione.

(TadDJ)

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