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Attilio Manca, 22 ANNI DI OMBRE: oggi a Udine il grido per la verità, LO STRAZIANTE RICORDO DI MAMMA ANGELA

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Mentre Angela Manca affida ai social un ricordo straziante del figlio, la città friulana ospita oggi un dibattito sulla morte dell’urologo di Barcellona. «La memoria non basta, servono i nomi dei mandanti».

«Ventidue anni fa, a quest’ora, eri già ostaggio dei tuoi assassini». Inizia così il doloroso messaggio di Angela Gentile Manca, madre di Attilio, il brillante urologo siciliano trovato morto a Viterbo tra l’11 e il 12 febbraio 2004. Un anniversario che, ancora una volta, non porta con sé la parola “fine”, ma rilancia interrogativi rimasti senza risposta per oltre due decenni.

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Le parole della madre riaprono ferite mai rimarginate, citando quella telefonata “strana” ricevuta durante le ultime 24 ore di vita di Attilio: la richiesta di riparare una moto a Tonnarella che, in realtà, era in perfette condizioni. «Speravo che questo sarebbe stato l’anniversario della verità», scrive Angela Manca, ribadendo la sua promessa di non demordere finché i carnefici non avranno un nome.

Sullo sfondo resta l’ombra pesante di Bernardo Provenzano. Secondo quanto emerso nella relazione parlamentare antimafia della scorsa legislatura, l’omicidio di Attilio Manca sarebbe stato eseguito dalla mafia in sinergia con apparati istituzionali deviati. Il medico si sarebbe rifiutato di operare il boss o, comunque, sarebbe entrato in contatto con la sua rete di coperture durante la latitanza.

Proprio per rompere il muro di silenzio che ancora avvolge il caso, oggi 12 febbraio, Udine diventa il centro della mobilitazione nazionale. Presso il Lino’s & Co. (via Artico di Prampero), si tiene l’incontro “Manca Giustizia. Perché la memoria da sola non basta”. L’evento, organizzato dal collettivo “Casa Giovani del Sole”, vede la partecipazione di Angela Gentile Manca e il figlio Gianluca Manca; la deputata Stefania Ascari e l’avvocato Fabio Repici (in video intervento); Luca Grossi, autore del libro d’inchiesta “Tienimi le Mani”.

Il dibattito punta il dito contro le indagini condotte a Viterbo, definite “superficiali” dalla stessa Commissione Antimafia, che all’epoca bollarono frettolosamente il caso come overdose, ignorando prove evidenti sulla scena del crimine. Ad oggi, la Procura di Roma sta ancora indagando, ma non si hanno notizie di rinvii a giudizio.

«Essere presenti significa riconoscere che la giustizia non è un tema astratto, ma una responsabilità condivisa», spiegano gli organizzatori.

L’appuntamento di Udine non è solo un atto di memoria, ma un sollecito formale alle istituzioni affinché quella “lunga attesa senza fine” denunciata dalla famiglia possa finalmente concludersi in un’aula di tribunale.

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