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“Voglio Vederti Danzare”: il sold out delle emozioni conquista il cuore di Messina 

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La notte magica di Cuppari Zaccagni al Vittorio Emanuele, stasera lo spettacolo arriva a Catania.

Ci sono serate in cui il teatro non è solo uno spazio fisico, ma un tempio dove la musica si fa preghiera e il pop si sposa con l’infinito. È quanto accaduto ieri sera sul palco del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, dove l’omaggio all’eredità spirituale e sonora di Franco Battiato ha letteralmente rapito il pubblico, trasportandolo in un viaggio dai piedi dell’Etna fino alle vette dell’astrazione.

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“Voglio Vederti Danzare – Il Concerto” è una produzione firmata Menti Associate, con la direzione artistica di Rossana Raguseo, voci soliste David Cuppari, musicista messinese, e Giorgia Zaccagni. Nello Nicotra ha organizzato la rinomata Orchestra d’archi Ensemble Etna Contemporanea, diretta dal Maestro Giovanni Cernicchiaro. La formazione pop-rock era così composta: Simone Temporali (tastiere e arrangiamenti), Antonello Pacioni e Leonardo Guelpa (chitarre), Glauco Fantini (basso) e Mario Luciani (batteria).

L’apertura è un colpo al cuore: due dervisci solcano il palco mentre le luci si tingono di un blu notte profondo. Al centro del proscenio, il Maestro Cernicchiaro dà il via a una versione magistrale de “L’ombra della luce”, il brano forse più intenso, certamente il più di nicchia dell’intero concerto, nel quale la voce di David Cuppari, intensa e misurata, si intreccia con gli archi dell’Ensemble Etna Contemporanea portando la platea “in alto”, verso quelle vette care al genio di Riposto.

Il concerto si muove fluido tra l’esoterismo di “No Time No Space” e l’audacia sonora di “Shock in My Town”, dove la formazione pop-rock mostra coraggio da vendere nel reinterpretare uno dei pezzi più complessi del repertorio battiatiano e già qui, lo spettacolo meriterebbe la prima standing ovation (ma siamo solo all’inizio!). E lo stesso avviene con l’esecuzione di “Tra sesso e castità”.

Il momento del duetto arriva con “Tutto l’universo obbedisce all’amore”, che vede l’ingresso di Giorgia Zaccagni. La sintonia tra Cuppari e la voce solista femminile è pura elettricità, confermata poi nella meraviglia de “I treni di Tozeur”. Se “L’era del cinghiale bianco” fa esplodere il primo grande applauso corale, è con “Il Re del mondo” che si tocca il vertice dell’intimismo: Cuppari canta seduto sul bordo del palcoscenico, quasi a voler annullare ogni distanza con gli spettatori.

La scaletta è un perfetto equilibrio tra l’anima classica degli archi e l’energia elettrica delle chitarre di Antonello Pacioni e Leonardo Guelpa, supportate dalla sezione ritmica di Glauco Fantini (basso) e Mario Luciani (batteria), con le tastiere e gli arrangiamenti di Simone Temporali a fare da collante.

Dopo il silenzio quasi sacrale che  accompagna “La stagione dell’amore” e la vibrante interpretazione da parte di una magistrale Giorgia di “Alexander Platz”, (anche Milva, da Lassù, applaude) la seconda parte del concerto trasforma il teatro in una festa di ritmo e partecipazione. “Gli uccelli”, “Segnali di vita”, “Summer on a solitary beach” e “Sentimento nuevo”, eseguite in successione, sono parte dell’album pop per eccellenza del Maestro, quel “La Voce del Padrone” che nel 1981 sbancò a livello di vendite.

Quindi ecco quelli che un tempo chiamavano “i grandi singoli” da “Bandiera bianca” a “Patriots” dall’immancabile “Centro di gravità permanente” all’altrettanto notissima “Cuccurucucu” fanno scattare il battito ritmico delle mani in tutta la platea. Il cerchio si chiude lì dove era iniziato: con il ritorno mistico ed al tempo stesso inaspettatamente pop/rock de “E ti vengo a cercare”, capace di scatenare una standing ovation spontanea. Il finale è un crescendo di emozioni: la delicatezza in dialetto di “Stranizza d’amuri”, l’impatto civile di “Povera Patria” e l’esplosione liberatoria di “Voglio vederti danzare”. C’è tempo anche per un “avvicinamento” pubblico/artisti, con parecchi spettatori che si alzano e corrono sotto il palco a danzare e cantare, in un rito quasi liberatorio, unendosi ai protagonisti del concerto. Bellissimo.

Messina saluta così i “Dervisci”, i musicisti, i cantanti, i tecnici, gli organizzatori di uno spettacolo di altissimo spessore artistico che ha affascinato Messina: tutti loro sono custodi di un’eredità che continua a vibrare, moderna e necessaria. Stasera sarà Catania ad accogliere lo spettacolo, e, arriveranno ancora emozioni immense nel nome dell’indimenticabile Franco Battiato, che ha ricevuto una lunghissima standing ovation da tutto il Teatro Vittorio Emanuele, ieri completamente sold out. 

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