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Barcellona, il presunto “furto” in ospedale era un incredibile incidente: la fede d’oro ritrovata nell’intestino del paziente

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Dopo la denuncia dei familiari per la scomparsa dei gioielli di un 88enne al “Nuovo Cutroni Zodda” di Barcellona, il Responsabile U.O.C. Medicina dott. Francesco Calabrò chiarisce: «Nessun ladro, l’anziano aveva inghiottito l’anello». E cita Sciascia contro le accuse infondate.

 

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Non era un caso di sciacallaggio tra le corsie, ma un bizzarro quanto pericoloso incidente. Si chiude con una verità sorprendente il “giallo” della fede nuziale scomparsa all’ospedale “Nuovo Cutroni Zodda”, una vicenda che nei giorni scorsi aveva sollevato un polverone mediatico e indignazione dopo la denuncia dei familiari di un paziente ottantottenne.

A fare chiarezza è il dottor Francesco Calabrò, Direttore del Centro Obesità e Responsabile della U.O.C. di Medicina del nosocomio barcellonese. Con una nota ufficiale, il primario ha informato che l’oro non è mai uscito dal reparto per mano di ignoti: la fede nuziale è stata infatti recuperata all’interno dell’intestino del paziente.

Secondo la ricostruzione clinica, l’anziano — affetto da demenza e in stato di forte agitazione notturna — avrebbe inghiottito l’anello (che era già stato sfilato dal dito dalla figlia) proprio durante le ore notturne. Un gesto impulsivo che ha trasformato un caso di cronaca in un delicato intervento di recupero medico.

Il dott. Calabrò non nasconde l’amarezza per le accuse circolate dopo l’articolo dello scorso 19 marzo. La notizia del presunto furto, spiega il Direttore, ha colpito duramente il prestigio dell’Unità di Medicina e dell’intera struttura, vanificando gli sforzi amministrativi e il sacrificio quotidiano del personale. «In tempi così calamitosi si tratta di una notizia minima — scrive Calabrò — ma viviamo in Sicilia, la terra del mito. Pirandello ne avrebbe tratto una novella, Camilleri un racconto per Montalbano».

Nella sua replica, il primario sceglie la sciabola della letteratura per rispondere a chi ha lanciato accuse pesanti senza attendere riscontri certi. Citando la celebre suddivisione dell’umanità di Leonardo Sciascia ne “Il giorno della civetta”, Calabrò è categorico: «Esistono gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi… e poi le ultime due categorie in cui ricadono sia chi lancia accuse verso chi non si può difendere, sia chi rilascia giudizi su argomenti che non comprende: i Quaquaraquà e l’ultima categoria, su cui preferisco astenermi dal riportare le definizioni dello scrittore».

Con il ritrovamento del gioiello e la smentita ufficiale, l’ospedale di Barcellona rivendica l’integrità del proprio operato, archiviando una vicenda che ha tenuto la città con il fiato sospeso tra sospetto e incredulità. Prendiamo atto delle parole, a nostro parere, eccessivamente dure del dott. Calabrò nei confronti di chi ha avuto la “colpa” di avere raccontato fatti presunti ascoltando persone presenti in reparto, parenti che hanno regolarmente sporto denuncia.

Saranno gli inquirenti a chiudere definitivamente una vicenda comunque spiacevole, che non deve però sfociare in commenti social incontrollati, perché è ovvio che un singolo (presunto) episodio non può e non deve gettare discredito su un intero reparto o su un nosocomio nel quale lavorano persone oneste e professionali.

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