Esplode il caso Unilav. Le principali sigle sindacali messinesi denunciano con forza una gestione definita “puerile” e “creativa” delle relazioni industriali all’interno della società partecipata quasi interamente dall’Ateneo peloritano. Al centro della bufera, il mancato rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e il tentativo di scavalcare le rappresentanze dei lavoratori.

Tutto nasce da una convocazione dell’8 maggio scorso. Secondo i vertici di Uil Messina e Uiltucs, l’azienda avrebbe tentato di “buttare la palla in tribuna” invitando al tavolo sigle non firmatarie del contratto Terziario, Distribuzione e Servizi, violando così le prerogative delle organizzazioni maggiormente rappresentative.
“Registriamo un palese tentativo di eludere le gravi problematiche aziendali attraverso interpretazioni fantasiose del CCNL”, dichiarano in una nota congiunta Ivan Tripodi (Uil), Francesco Rubino (Uiltucs), Livio Andronico e Paolo Todaro (Uil Fp). Il paradosso denunciato è clamoroso: all’incontro fissato per discutere del futuro dei dipendenti, non era presente nessuna delle tre organizzazioni firmatarie del contratto.
Il sindacato richiama l’articolo 3 del contratto di categoria, che impone alle aziende con oltre 50 dipendenti di fornire periodicamente informazioni dettagliate su:
– Prospettive di sviluppo e situazioni economiche.
– Processi di riorganizzazione, esternalizzazione e appalti.
– Misure di contrasto al rischio occupazionale.
Secondo le accuse, Unilav avrebbe ignorato questi obblighi, cercando invece di “raggirare capziosamente” il senso della norma.
Con una nuova convocazione già fissata per il 25 maggio – definita dai sindacati come una “reiterazione dell’errore” – la tensione è ai massimi livelli. Per sbloccare lo stallo, i rappresentanti dei lavoratori chiamano in causa direttamente la situazione Prof.ssa Giovanna Spatari, Magnifica Rettrice dell’Università di Messina.
Essendo l’Ateneo socio di maggioranza con oltre il 95% delle quote, alla Rettrice viene chiesto un intervento autorevole per “ripristinare il rispetto dei ruoli e delle prerogative previste dal contratto”. La palla passa ora ai vertici accademici: riuscirà la mediazione a evitare lo scontro frontale?



