UILM e FIM prendono posizione contro lo sciopero proclamato dalla FIOM-CGIL per il prossimo 12 maggio sul futuro della centrale termoelettrica A2A, definendolo “una decisione unilaterale, priva di confronto democratico e potenzialmente divisiva in una fase estremamente delicata”.

Le due organizzazioni sindacali sottolineano come la vertenza coinvolga non solo i lavoratori diretti, ma anche l’intero indotto e il territorio, richiedendo quindi “responsabilità, unità d’azione e una strategia condivisa”. Secondo UILM e FIM, iniziative isolate rischiano di compromettere il percorso già avviato con le istituzioni e con l’azienda.
Nel comunicato, i sindacati evidenziano infatti che sono già in corso tavoli di confronto con il Comune di San Filippo del Mela, con i vertici A2A e con l’Assemblea Regionale Siciliana, dove la questione è seguita anche dalla Commissione Attività Produttive. Un percorso che ha già portato, spiegano, a “prime risposte per i lavoratori oggi privi di attività” e all’apertura di un’interlocuzione strutturata sulle prospettive occupazionali.
Critiche vengono rivolte anche alla gestione delle assemblee dei lavoratori, che – secondo UILM e FIM – non dovrebbero essere utilizzate per “alimentare tensioni e allarmismi”, ma rappresentare luoghi di confronto responsabile e trasparente.
“Non servono slogan o forzature – ribadiscono – ma lavoro sindacale concreto, capace di costruire soluzioni e ottenere risultati reali”. Da qui la bocciatura dello sciopero, ritenuto “sbagliato nel metodo e debole nel merito”.
UILM e FIM confermano infine l’impegno a proseguire sulla strada del dialogo istituzionale e del confronto diretto, mantenendo al centro la salvaguardia dell’occupazione, la tutela dell’indotto e le prospettive industriali del territorio.
Di tutt’altro avviso la
FIOM-CGIL, che difende la scelta dello sciopero parlando di una mobilitazione decisa insieme ai lavoratori dell’indotto. Secondo il sindacato guidato a Messina dal segretario generale Daniele David, la protesta nasce dalla
“latitanza delle istituzioni”,
in particolare della Regione, e dalla mancanza di risposte concrete sul futuro dell’area industriale.
La FIOM-CGIL respinge anche le accuse di allarmismo, affermando il rischio di dismissione della Centrale entro il 2027 sarebbe ormai un dato acquisito. «Non c’è più tempo», incalza la CGIL, evidenziando come negli ultimi mesi centinaia di lavoratori siano gia stati progressivamente allontanati dall’impianto, in assenza di un piano industriale chiaro e di nuovi investimenti. Altro punto di contrasto riguarda i tavoli istituzionali: la FIOM-CGIL sostiene che una richiesta di incontro urgente inviata lo scorso febbraio all’assessorato regionale alle Attività produttive non abbia ricevuto alcun riscontro. Da qui la necessità di una mobilitazione per ottenere certezze sulle strategie energetiche e sul ruolo di soggetti come Terna nel futuro del territorio. Sullo sfondo resta la crisi della Valle del Mela, che viene indicata dalla FIOM-CGIL come simbolo di una “desertificazione produttiva” già in atto, mentre
UILM e FIM insistono sulla necessità di evitare azioni che possano compromettere il percorso di confronto istituzionale. Il rapporto tra i sindacati resta “spaccato”, con visioni opposte sulle di tutela dei lavoratori: da un lato la mobilitazione immediata, dall’altro la soluzione del negoziato. A decidere, adesso, saranno gli operai.



