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Sonia Alfano, ADDIO AD “AZIONE”: «Nessun ideale tradito, è solo un riposizionamento lampo». Il Sindaco di Siracusa FRANCESCO ITALIA nuovo COMMISSARIO REGIONALE 

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Il partito di Calenda replica duramente alle dimissioni: “Finisce un equivoco. Accuse di vicinanza alla DC? Un manganello mediatico falso e infamante”.

 

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Le dimissioni di Sonia Alfano da Azione e il suo immediato passaggio a “Controcorrente” segnano la fine di una stagione carica di tensioni interne. Quello che era stato presentato come un “addio sofferto” in nome della coerenza, viene oggi riletto dai vertici regionali del partito di Carlo Calenda come un semplice, quanto rapido, riposizionamento politico. “Non era una questione di democrazia interna”, tagliano corto da Azione Sicilia, “ma una scelta strategica che i fatti hanno rapidamente chiarito”.

La sequenza degli eventi, definita “eloquente” dalla nota del partito, non lascerebbe spazio a interpretazioni eroiche: prima le dimissioni sbandierate con indignazione, poi l’ingresso record nel movimento di Ismaele La Vardera, e infine la “lezione pubblica” impartita ai vecchi compagni di viaggio. Una narrazione che, secondo il partito, regge poco davanti alla realtà dei fatti e alla velocità del cambio di casacca.

“Non c’è alcun esodo né disgregazione: in Azione Sicilia è finita solo una stagione di equivoci e personalismi.”

Sotto i riflettori finisce anche la polemica sul commissariamento. La scelta di Francesco Italia, sindaco di Siracusa al secondo mandato e figura storica del partito, viene difesa con vigore. Italia non è un “nome dal nulla”, ma un amministratore con tredici anni di esperienza istituzionale. Il problema, suggeriscono da Azione, è che la sua nomina non coincideva con le “aspettative personali” di chi oggi grida al tradimento.

Il j’accuse di Azione si fa ancora più pesante quando si tocca il tema della gestione Alfano: viene descritta una concezione “proprietaria” del partito, fatta di accentramenti che avrebbero allontanato iscritti e militanti, portando persino alle dimissioni del precedente segretario regionale.

Ma è sul fronte dell’identità che lo scontro si fa totale. Azione respinge con forza i tentativi di accostamento alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, definendo tali insinuazioni un “manganello mediatico” e un “marchio di infamia”. “Non abbiamo mai governato con la DC né condiviso militanza con Cuffaro”, ribadiscono i vertici, rigettando quello che definiscono il “giustizialismo da palcoscenico” di Controcorrente.

“Rifiutiamo le zone grigie, ma anche le liste di proscrizione e i processi pubblici”, conclude la nota. Il partito di Calenda si dice pronto a proseguire il percorso “senza rancore e senza nostalgia”, puntando su una comunità politica seria anziché su palcoscenici personali. L’era Alfano si chiude così, tra veleni e accuse incrociate, in una Sicilia politica che non smette di rimescolare le proprie carte.

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