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REDDITO DI GIORNALANZA: una firma per tornare all’informazione”vera” OGGI A CALDERÀ

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Firmare una raccolta firme ha un solo significato: “Esprimo la mia volontà che unita a tante altre volontà di farsi sentire diventa un coro unisono difficile da silenziare. Oggetto: «reddito di giornalanza»”.

 

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Chiaramente la valutazione di un’azione va vista da diversi punti dì vista.

Scuole di pensiero sostengono che abolire il sostegno all’editoria é una posizione che rischia di restringere il pluralismo, impoverisce il dibattito pubblico e rende l’informazione ancora più dipendente da interessi forti.

Qualcuno sostiene che abolire il sostegno all’editoria significa favorire una concentrazione dell’informazione nelle mani di pochi attori con capacità finanziaria, riducendo lo spazio per le voci indipendenti, locali, di nicchia o politicamente non allineate: per alcuni significa, in ultima analisi, restringere il mercato delle idee e altresì che senza questi strumenti, la politica si riduce facilmente a comunicazione istantanea: slogan, post, video brevi, consumo rapido, zero profondità.

La proposta di abolizione, attraverso referendum dell’ultima proroga legislativa disposta si propone con questo

Quesito iniziativa :

Volete che sia abrogato l’art. 16, comma 4-bis, del D.L. 30 dicembre 2023, n. 215 («Disposizioni urgenti in materia di termini normativi»), convertito, con modifiche, dalla legge 23 febbraio 2024, n. 18 («Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2023, n. 215, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi»), avente il seguente testo: «all’articolo 1, comma 394, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, concernente il differimento dei termini per la riduzione e l’abolizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, le parole: “settantadue mesi” sono sostituite dalle seguenti: “novantasei mesi”».

Cari lettori, il giornalismo è un pilastro solido se le fondamenta sono ben radicate nell’informazione non è un accessorio, ma una necessità vitale. Eppure, oggi ci troviamo di fronte a un sistema che fa acqua da tutte le parti.

L’Associazione Schierarsi cerca di valutare altre verità e propone la raccolta firme per abrogare la normativa vigente.

Utile sapere chi beneficia dei fondi: La legge italiana destina contributi diretti a cooperative di giornalisti, enti senza fini di lucro ed espressioni di minoranze linguistiche.

Spesso questi fondi sostengono testate che fanno propaganda e non informazione. E c’è un meccanismo che la politica si rifiuta di affrontare da anni: le cooperative di facciata. Il brand è della cooperativa, ma la redazione, gli immobili, le attrezzature e i contratti pubblicitari restano di una società commerciale tradizionale. La cooperativa incassa i fondi pubblici e li gira, direttamente o indirettamente, al privato. Il giornale beneficia di soldi destinati al pluralismo, pur essendo controllato da un editore con interessi forti. Chi finanzia un giornale non lo controlla necessariamente, ma tende a strumentalizzarlo.

Condizionano l’agenda quotidiana di televisioni, radio, social e talk show: chi viene intervistato la storia diventa notizia o sparisce nel silenzio. La stampa è potere anche quando perde copie: ciò non significa che la carta sia morta, ma oggi è diventata un bene di lusso, appannaggio delle élite che hanno in mano il bene più prezioso: il tempo !

Solo per approfondire una testata serve un’ora di “vita lenta“.

Con questa legislatura decine di testate digitali nate in vent’anni non hanno mai visto un euro di questi fondi.

Il finanziamento ,così formulato,ha distorto il mercato e penalizzato chi è nato online.

 Luca Di Giuseppe, presidente dell’associazione Schierarsi dichiara:

« 6Non è la prima volta che si prova a cambiare le cose. riprendere in mano il testo legislativo.

Se dobbiamo mantenere i finanziamenti, facciamolo bene: destiniamoli alle cooperative di giovani che fanno informazione seriamente su internet. Ma finché il sistema serve a mantenere in vita giornali che parlano di “assistenzialismo” altrui mentre incassano assegni dallo Stato, la mia firma è per l’abolizione »

SICILIA TABLOID sceglie di divulgare l’informazione libera così come si è liberi di firmare :

 -Online: Tramite SPID o CIE sul portale ufficiale del Comitato Basta Soldi ai Giornali (o direttamente sulla piattaforma Ministero della Giustizia – Firme Referendum).

-Cartacea: Presso i banchetti informativi organizzati nelle piazze italiane.

-Comune di residenza

 

(Carmen Trovato)

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