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OMICIDI DI MAFIA nel Barcellonese, FINE PENA MAI per GIUSEPPE GULLOTTI e “SEM” DI SALVO: 30 ANNI A ISGRÒ 

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In totale sono 3 conferme di pena e un’assoluzione. Questo il verdetto della Corte d’Assise d’appello nel caso dei cold case degli anni ’90, scoperchiati dall’operazione Inganno della procura di Messina. È stato assolto con formula piena Vincenzo Miano: i giudici d’appello lo hanno assolto “per non avere commesso il fatto” revocando ogni risarcimento civile a suo carico. In primo grado per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a 30 anni. Sono state confermate, invece, le altre tre sentenze per cui era stato fatto ricorso in secondo grado: Giuseppe Gullotti “l’avvocaticchiu”, Salvatore “Sem” di Salvo designato poi come suo successore e Giuseppe Isgrò il “cassiere”, che erano stati condannati i primi due all’ergastolo e l’ultimo a 30 anni di carcere. Non avevano fatto appello, invece, Carmelo D’Amico e Salvatore Micale, diventati collaboratori di giustizia, e condannati rispettivamente a 14 e 12 anni. È stato grazie alle loro rivelazioni che sono stati ricostruiti gli omicidi ed è stato scovato il cimitero di mafia.

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L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina, aveva fatto luce su una serie di omicidi irrisolti commessi negli anni ’90 durante la sanguinosa guerra di mafia nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto e della fascia tirrenica messinese. Alla sbarra c’erano i vertici storici (Gullotti e Di Salvo), i gregari e i killer del clan dei “Barcellonesi”, accusati di essere stati i mandanti o gli esecutori materiali di ben 13 omicidi.

Il primo grado di giudizio, svoltosi con rito abbreviato, si era concluso il 29 gennaio 2025 davanti al gup del Tribunale di Messina, con pesanti condanne per i boss storici della famiglia mafiosa. La corte d’Appello d’Assise ha anche condannato gli imputati a risarcire con un totale di 30 mila euro le famiglie delle vittime: Giuseppe Pirri, Giuseppe Italiano, Giuseppe Porcino, Giuseppe Martino, Carmelo Ingegneri, Fortunato Ficarra e Antonino Sboto.

In aula l’accusa è stata rappresentata dal sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo e dal sostituto della Dda Francesco Massara. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonino Pirri, Filippo Barbera, Tommaso Calderone, Tino Celi, Gaetano Pino, Giuseppe Lo Presti, Diego Lanza, Franco Bertolone, Tommaso Autru Ryolo, Giuseppe Cicciari e Luca Cianferoni.

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