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Aeroporti Siciliani, per UNITI è IL TEMPO delle SCELTE

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L’emergenza Etna dimostra che la Sicilia orientale non può dipendere da un solo scalo: il movimento uniti chiede l’accelerazione di tutte le ipotesi per un nuovo scalo aeroportuale nel comprensorio Milazzo-Barcellona.

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Da giorni l’aeroporto di Catania-Fontanarossa è nel caos. L’eruzione dell’Etna, in corso ininterrottamente dal 7 agosto, ha imposto ripetute chiusure dello spazio aereo che, solo tra l’8 e l’11 agosto, hanno coinvolto circa 700 voli: circa 450 cancellati e oltre 250 dirottati su altri scali. Migliaia di passeggeri e turisti sono rimasti a terra nel pieno della stagione estiva, molti costretti a bivaccare in aeroporto in attesa di indicazioni.

Il conto economico della crisi. Secondo una prima stima di Assoesercenti Catania, nei primi quattro giorni di emergenza (8-11 agosto) il volume di spesa turistica potenzialmente compromesso si colloca tra i 12,8 e i 24 milioni di euro. Come precisa la stessa associazione, non si tratta ancora del danno effettivamente accertato dalle imprese, ma della soglia di spesa esposta al rischio in appena quattro giorni su un’emergenza che, a oggi, ne conta ormai sette. Un dato che misura cosa significhi, per un intero territorio, dipendere da un unico scalo che secondo il Bilancio di Sostenibilità SAC 2025 movimenta oltre 12,3 milioni di passeggeri l’anno, con punte di oltre 40.000 al giorno nei mesi estivi. Anche le opposizioni all’ARS hanno criticato duramente la gestione dell’emergenza da parte di SAC e Regione, mentre la stessa Assoesercenti chiede oggi una cabina di regia permanente per la continuità turistica. Il Movimento Uniti di Milazzo condivide l’urgenza di una risposta immediata, ma ritiene che l’unica risposta davvero risolutiva sia strutturale: un nuovo aeroporto che tolga alla Sicilia orientale la dipendenza da un unico scalo esposto al rischio vulcanico riequilibrando il servizio per un bacino di utenza tirrenico nebroideo storicamente defraudato da questo tipo di infrastruttura.

Non è un episodio isolato né imprevedibile. Lo stesso Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, lo ha ammesso apertamente in questi giorni: la vulnerabilità di Fontanarossa per la sua vicinanza all’Etna è un problema noto da quasi trent’anni, tanto da avergli fatto elaborare, quando era alla guida della Regione Siciliana, un primo studio per la delocalizzazione dello scalo. Ovviamente l’ipotesi allora in campo (sito nella Piana tra Catania ed Enna) frutto della tendenza accentratrice di certa politica, non è affatto condivisibile se vista alla luce dell’enorme bacino di utenza tirrenico nebroidea storicamente privo di questa fondamentale infrastruttura.

Una gestione dei dirottamenti su cui chiedere chiarezza. Nei giorni della crisi, i voli in eccesso da Catania sono stati smistati principalmente verso Comiso, Palermo e Trapani, e in parte verso lo scalo calabrese di Lamezia Terme. L’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria — il più vicino all’area dello Stretto — ha invece ricevuto un flusso di dirottamenti nettamente inferiore, pur apparentemente non risultando interessato in questi giorni da chiusure per cenere vulcanica. Per quanto va detto con onestà che il Minniti è uno scalo monoterminal con una capacità di assorbimento nettamente inferiore a quella di Lamezia.

Il Movimento Uniti di Milazzo non intende quindi parlare di un’esclusione strategica del Minniti, di cui al momento non vi è prova; chiede però a ENAC e ai gestori aeroportuali di rendere pubblici i criteri con cui vengono scelti gli scali di dirottamento nelle emergenze vulcaniche, perché ogni dubbio sulla reale capacità del sistema aeroportuale dello Stretto di fare fronte comune nelle crisi venga sciolto con i fatti, non con le impressioni. Partire da soluzioni già presenti e guardare anche oltre. È in corso da mesi l’iter per la realizzazione dell’Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo (M.I.A.) nell’area compresa tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto. Un progetto sostenuto da un investimento interamente privato — oltre 1,2 miliardi di euro per l’infrastruttura, cui si aggiungono 450 milioni per l’impianto fotovoltaico — che non richiederebbe un euro di fondi pubblici e che, secondo i promotori (La Sciara Holding LTD & Partners), potrebbe generare tra 80.000 e 120.000 posti di lavoro nell’indotto diretto e indiretto. Già a maggio la società ha avviato la manifestazione di interesse per l’acquisizione delle aree nei tre Comuni coinvolti. Manca solo un passaggio, tutt’altro che scontato: l’inserimento dell’opera nel Piano Nazionale degli Aeroporti da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ovviamente UNITI è impegnata sull’idea e precisa di individuare in questa proposta una delle opportunità da valutare al pari di altre che evntualmente possano mettersi i campo in termini concreti.

Basta immobilismo: accelerare su tutte le ipotesi in campo.

Il Movimento Uniti non è più disposto ad accettare l’assenza di decisioni. Sono trascorsi quasi trent’anni dai primi studi sulla vulnerabilità di Fontanarossa senza che una sola alternativa abbia mai superato la fase di annuncio. Chiediamo che si acceleri, senza ulteriori rinvii, la valutazione tecnica e politica di tutte le ipotesi sul tavolo, a partire da quella oggi più avanzata e già finanziata privatamente tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto.

Un aeroporto sul versante tirrenico, di fronte alle Isole Eolie, rappresenterebbe per la Sicilia esattamente ciò che oggi manca: un polo strutturalmente indipendente dalle condizioni dell’Etna. Non un progetto in concorrenza con Catania, ma un’infrastruttura di sistema che garantirebbe finalmente continuità territoriale a residenti e turisti nei momenti di crisi, valorizzando allo stesso tempo il Messinese, l’area tirrenica e le Eolie. Non possiamo rimanere appesi al progetto “Ponte di Messina” come alibi per non immaginare altri investimenti in questa importante area strategia del Paese. Decenni di annunci sull’altare dei quali abbiamo solo visto risorse bloccate e lo sviluppo infrastrutturale paralizzato.

Il Movimento Uniti di Milazzo chiede formalmente:

– al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di accelerare l’istruttoria per l’inserimento del progetto M.I.A. Milazzo-Barcellona nel Piano Nazionale degli Aeroporti;

– alla Regione Siciliana, di aprire un tavolo istituzionale dedicato che metta a confronto tutte le ipotesi di secondo scalo per la Sicilia orientale e tirrenica, coinvolgendo i Comuni di Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto e Merì;

– a ENAC e ai gestori aeroportuali, piena trasparenza sui criteri di dirottamento dei voli nelle emergenze vulcaniche;

– ai Sindaci e ai Consigli Comunale di Milazzo, Barcellona e Merì, di farsi carico formalmente del dossier, valutando ogni ulteriore iniziativa istituzionale — mozioni, delibere, incontri con Regione e Ministero — utile a sostenere con forza il rilancio del progetto aeroportuale e a rappresentare le istanze del territorio.

Ogni giorno di ritardo su questo dossier è un giorno in più in cui la Sicilia orientale resta ostaggio di una strategia dei trasporti focalizzata solo sull’area catanese, sulle non dissimulate volontà egemoniche e, dunque, dipendente solo scalo e… da un vulcano. Questo comprensorio ha in campo proposte immediate e serie: ora tocca alle istituzioni fare la propria parte.

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