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Le preferenze o i preferiti?

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Sono mesi ormai, se non anni, che sentiamo parlare di riforma elettorale ma soprattutto della fantomatica reintroduzione delle preferenze.
Il Parlamento in fibrillazione tra proposte, emendamenti (alcuni affossati dalla maggioranza stessa che li ha proposti) e così via, ma nessuno dei cosiddetti leader dei partiti, risponde esaustivamente ad una domanda che invece dovrebbero porsi ad alta voce, rispondendo con onestà ai cittadini. La domanda nasce quando tutti o più o meno tutti, parlano di restituire la scelta dei propri rappresentanti ai cittadini.
Ma stanno veramente pensando ai cittadini o tentano soltanto di ridisegnare le regole del gioco per garantire i propri fedelissimi ?
Vertici notturni nelle varie sedi di partito, opposizioni che furbescamente chiedono il voto segreto, franchi tiratori pronti a scoccare l’ennesima freccia alle spalle, con la speranza di avere un posto blindato. Tutto questo proprio perché mi sa che alle “preferenze” si preferiscono i “preferiti”.
Sí, era nato una sorta di accordo per un sistema misto con i capilista bloccato, ma scusate, in ogni collegio quante sono le liste (non mi pare siano più partiti, ma mere liste) che riescono ad ottenere più di un seggio?
Pura fantasia per pochi, pochissimi aspiranti.
Settembre sembra essere la data di una sorta di “ultimatum”, ma probabilmente il fattore preferenza è solo un dettaglio che interessa a pochi, pochissimi.
Certo, con la sconfitta sull’emendamento di qualche settimana fa, si è sentito un piccolo boato, ma fondamentalmente il sistema con liste bloccate è preferito da tutti i segretari di partito, da destra a sinistra, nessuno escluso.
FdI si muove, la Lega si defila, FI resiste e cerca di tappare qualche buco, il Pd e il M5S attaccano in ordine sparso senza avere una proposta alternativa e valida.
Si fa credere di spendere energie politiche, senza, di fatto, fare nulla per ottenere un obiettivo.
Ma come dicevo prima, a tutti i capi, piace questa situazione perché così portano in Parlamento i “preferiti” senza rappresentatività territoriale che provoca anche il distacco tra loro e il territorio teoricamente di riferimento, tanto mica si devono andare a cercare i consensi personalmente!
Quindi possiamo affermare che il nodo cruciale non è “preferenze sì o preferenze no”, ma soltanto chi e come controlla le liste e chi deve essere eletto.
La democrazia del terzo millennio e della “seconda Repubblica”.
Cosa succede con le liste bloccate?
Il segretario nazionale decide i posti blindati, per i fedelissimi (che probabilmente diventeranno degli “yes man” agli ordini del segretario) lasciando al loro destino i dissidenti, i più distanti, con posti in coda che difficilmente gli permetteranno di ottenere un seggio.
Ovviamente capiamo benissimo che se si reintroducessero le vere preferenze, la musica cambierebbe e il potere si sposterebbe verso chi ha consenso sul territorio per l’attività politica che svolge o ha svolto negli anni. Certo avvantaggerebbe anche chi ha maggiore disponibilità economica, ma perché adesso come avviene la scelta?
Meglio che siano gli elettori a scegliere gli eletti o lasciamo tutto nelle mani dei segretari illuminati?
Ma secondo voi i segretari, a cui va questa scelta, verso quale modalità si muoveranno?
Penso in questo momento a Conte, Tajani, Renzi, Salvini e tutti quanti gli altri….come farebbero a scegliere e fare eleggere i propri amici?
Mi pare una situazione di gattopardiana memoria che sentiamo discutere da circa trent’anni e alla fine tutto cambia per non cambia nulla.
Trattative che portano solo a qualche compromesso per qualche seggio in più.
Restituire “sovranità” agli elettori, come si ama dire, non può significare negoziare in una stanza chi tra i capicorrente avrà più margine di manovra sulle candidature.
La domanda che ci poniamo prende un altro tono, la riforma nasce per dare voce agli elettori o per redistribuire il potere interno alle correnti dei partiti?
Finché il dibattito resterà all’interno delle segreterie, il risultato sarà scontato.
Più liste bloccate per tutti!
Ci sarà sempre un sistema in cui a scegliere non sono le “preferenze” degli elettori, ma i “preferiti” delle segreterie.

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