L’arte torna protagonista a Barcellona Pozzo di Gotto, con un nuovo appuntamento di “archivio discontinuo”, un ciclo espositivo che celebra e ripercorre le quattro edizioni della residenza “Discontinuo / an open studio” (2018-2021).

Il progetto mette in mostra le opere donate dagli artisti che, al termine della residenza, hanno lasciato un segno tangibile all’interno dello spazio di creazione e aggregazione “discontinuo”, in Vicolo I Mandanici. Oggi parliamo dell’esposizione “La stanza di Vincenzo”, dedicata a Vincenzo Borrelli, artista che partecipò alla residenza Discontinuo #2 nel 2019. L’allestimento, curato internamente allo spazio, crea un dialogo sorprendente tra il dentro e il fuori, invitando residenti e passanti a scoprire una “finestra su questo mondo altro, sospeso”. La mostra sarà visibile dall’1 al 27 dicembre.

Il cuore pulsante dell’esposizione è l’opera “Everlasting light”, un’installazione dominata da una luce accecante. L’artista, come riportato nell’estratto curatoriale, racconta una “morbosa relazione con il passato” e un’insofferenza verso il presente. La riconciliazione viene tentata attraverso il recupero di oggetti tradizionali, tradotti in una sequenza ripetitiva di novanta lampadine recuperate da luminarie siciliane realizzate a mano.
Dietro a un telo di plastica si cela la seconda opera, “Have you ever seen the rain?”, una sequenza video di lapilli vulcanici raccolti sulla spiaggia di Barcellona Pozzo di Gotto dopo un’eruzione dello Stromboli. Entrambe le opere sono accomunate dalla serialità e da un’estetica still life. L’uso della fotografia come strumento per oggettivare e comprendere gli oggetti è il metodo distintivo di Borrelli, un approccio che, nel caso del lapillo – elemento naturale e casuale – entra in crisi, aprendo a molteplici possibilità interpretative.

L’artista Vincenzo Borrelli ci racconta l’impatto di quell’esperienza e la sua visione attuale.
”Per me, senza ombra di dubbio, la residenza Discontinuo del 2019 ha segnato un prima e un dopo,” racconta Borrelli. L’esperienza è riuscita a “far vacillare ogni mia certezza, nel modo migliore possibile,” portandolo a un confronto artistico intenso con un territorio e dinamiche nuove.
Durante la residenza, l’artista ha ricreato all’interno dell’atelier una zona che richiamava il suo primo studio: uno stretto corridoio. L’intento, spiega, era inizialmente provocatorio. ”Posizionare neon sul pavimento, delimitare un corridoio con teli di plastica e tenere le finestre chiuse a fine agosto era il mio modo per dire ‘non è così facile dopotutto’.” Dopo anni passati a fotografare “enormi volumi di oggetti in una costante condizione di disagio”, le sue sessioni di studio erano vere e proprie “prove di endurance”.

Interrogato sulla sua scelta di ritrarre oggetti prodotti, consumati e scartati dall’essere umano, l’artista sottolinea come la sua sia una ricerca sulle tracce:
”Il mio è uno studio sulle tracce, su quello che resta. Paradossalmente è un pretesto che mi permette di spaziare dall’archeologia all’animismo, passando per la spazzatura non compostabile.”
Riguardo all’opera donata all’Archivio, Borrelli ammette che il suo lavoro non è cambiato molto, ma è diventato quasi esclusivamente teorico. ”Poco dopo la residenza ho iniziato a insegnare, ho iniziato a fotografare molto meno. Adesso posso permettermi, o sono costretto, a completare i progetti con delle tempistiche fortemente dilatate. Non è l’evoluzione che mi aspettavo, ma forse quella che mi merito per aver scattato quasi un milione di fotografie dal 2006 al 2021.”
La mostra “La stanza di Vincenzo” è visitabile in Vicolo I Mandanici, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), dall’1 al 27 dicembre. Per approfondimenti sul lavoro dell’artista è possibile consultare www.vincenzoborrelli.com.



