I minori stranieri non accompagnati nei centri di accoglienza: dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, Azione presenta un’interrogazione parlamentare

Con la sentenza H.D. c. Italia del 9 aprile 2026, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire un minore straniero non accompagnato trattenuto in un centro di accoglienza, a fronte dell’accertamento di plurime violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La sentenza evidenzia gravissime violazioni dei diritti fondamentali: condizioni inumane e degradanti, trattenimento illegittimo ed ineffettività degli strumenti di tutela giurisdizionale attualmente previsti dal nostro ordinamento per la cessazione della detenzione del minore straniero che abbia, nel frattempo, conseguito un permesso di soggiorno.
Segnatamente, la Corte europea ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 della CEDU, sotto il profilo del divieto di trattamenti inumani e degradanti, nonché per la mancanza sia di ambienti separati per adulti e minori, circostanza che aveva già favorito la perpetrazione di molestie ai danni di alcune minorenni, che di strutture e servizi educativi, ricreativi e psicologici per minori. Inoltre, l’Italia è stata condannata per violazione dell’art. 5 CEDU per l’illegittimità della detenzione, stante l’ottenimento, medio tempore, di valido permesso di soggiorno, assenza di adeguate garanzie procedurali e mancanza di informazioni sulle ragioni della privazione della libertà personale. Infine, la condanna riguarda anche la violazione dell’art.13 CEDU, relativamente alla sostanziale ineffettività del ricorso d’urgenza di cui all’art. 700 del codice di procedura civile, esperibile per fare cessare lo stato di detenzione ma nel caso di specie reso ineffettivo a causa dei gravi ritardi che caratterizzano, purtroppo più in generale, la giustizia civile.
Tale pronuncia ha posto in luce le gravi criticità nella gestione dei minori stranieri non accompagnati e nella capacità del sistema italiano di garantire loro una tutela effettiva. Per di più, la pronuncia evidenzia l’ineffettività degli strumenti giurisdizionali attualmente previsti per i casi di urgenza, ovvero volti a far cessare una detenzione nel frattempo divenuta illegittima.
Non si può ignorare, peraltro, che la condanna dell’Italia da parte della Corte EDU espone il Paese ad un evidente imbarazzo nel contesto internazionale, attesa l’accertata violazione di diritti fondamentali di soggetti particolarmente vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati, che arrivano in Italia dopo lunghi e spesso traumatici viaggi della speranza.
Abbiamo quindi presentato ai Ministri dell’Interno e della Giustizia un’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Fabrizio Benzoni, con cui chiediamo al Ministero dell’Interno di chiarire se, alla luce di tale pronuncia, intenda avviare verifiche sulle condizioni in cui si trovano i minori trattenuti nei centri di accoglienza, nonché quali interventi voglia adottare per garantire che i centri di accoglienza rispettino standard conformi all’art. 3 CEDU, non solo evitando condizioni di degrado, ma anche assicurando ambienti adeguati alle esigenze dei minori nel pieno rispetto dei diritti della Convenzione EDU.
Infine, interroghiamo il Ministero della Giustizia su quali misure intenda adottare per assicurare l’effettività e la tempestività dei rimedi giurisdizionali, con particolare riferimento ai procedimenti d’urgenza di cui all’art. 700 del codice di procedura civile, indicato dalla Corte costituzionale e dalla stessa Corte EDU quale rimedio che deve garantire la piena e tempestiva tutela dei diritti fondamentali dei migranti. La sentenza della Corte europea dovrebbe rappresentare, infatti, un’occasione per ripensare un sistema di accoglienza che, soprattutto quando riguarda i minori, soggetti particolarmente vulnerabili, scongiuri il rischio di nuove condanne del nostro Paese per violazione di norme della Convenzione EDU, poste a presidio di diritti fondamentali ed irrinunciabili.
Diana Zingales- vicesegretaria e responsabile tematica “ Giustizia”di Azione Messina e referente di Azione Patti




