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ESTORSIONI a Barcellona, assolto Accetta: RIVISTE ALCUNE CONDANNE

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Si ricompone in secondo grado il processo originato da un’inchiesta che aveva acceso i fari anche sul mondo del gioco d’azzardo online e sui debiti accumulati da alcuni giocatori nell’area del Longano. La Corte d’Appello di Messina ha infatti parzialmente riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, pronunciando un’assoluzione piena e riducendo alcune delle pene inflitte in primo grado.

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Al centro del procedimento vi erano contestazioni di estorsione, mentre usura era già stata cassata in primo grado, che secondo l’accusa si sarebbero sviluppate attorno al recupero di somme di denaro e a richieste rivolte a imprenditori ed esercenti. L’indagine aveva inoltre ricostruito presunti collegamenti con soggetti ritenuti vicini al gruppo criminale del quartiere San Giovanni di Barcellona Pozzo di Gotto, contesto nel quale figurava anche Ottavio Imbesi, ritenuto dagli investigatori uno degli esponenti di riferimento del clan barcellonese e deceduto per cause naturali nel marzo del 2021.

La sentenza di primo grado, pronunciata il 2 dicembre 2024, si era conclusa con sei condanne e una sola assoluzione. Adesso i giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Messina, presieduta da Caterina Mangano, hanno rivisto in parte quella sentenza.

La svolta riguarda Giuseppe “Pippo” Accetta, detto “Nunnareddu” e noto per la passione calcistica culminata dall’incarico di direttore sportivo della Nuova Igea Virtus, difeso dai legali Diego Lanza e Tommaso Calderone, assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”. Per lui è stata disposta l’immediata scarcerazione dopo tre anni e mezzo di misura cautelare.

Rielaborate anche le pene per gli altri imputati. Salvatore Lunetta è stato condannato a 7 anni di reclusione e 1.800 euro di multa. Per Carmelo Imbesi la Corte ha stabilito una pena di 8 anni e 9 mesi di reclusione e 3.050 euro di multa, pronunciando contestualmente una parziale assoluzione per uno dei capi d’imputazione. Domenico Chiofalo – in cui in primo grado era stata esclusa l’aggravante mafiosa – è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione e 933 euro di multa, mentre Tiziana Messina dovrà scontare 7 anni di carcere e pagare una multa di 1.600 euro. Confermata invece la posizione di Mariano Perdichizzi.

Condanna gli appellanti in solido alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite che liquida, per ciascuna, in euro 946,00 oltre rimborso forfettario spese generali, fatta eccezione per Associazione di volontariato Comitato Addiopizzo Messina a favore della quale liquida l’importo di euro 631,00 disponendone la distrazione a favore dell’Erario il pagamento delle spese legali sostenute dalle parti civili, liquidando 631 euro in favore del Comitato Addiopizzo Messina.

Per Chiofalo è stata revocata l’interdizione legale per tutta la durata della pena. La Corte ha inoltre sostituito l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea della durata di cinque anni.

L’inchiesta, sviluppata dalla Polizia attraverso intercettazioni telefoniche e altre attività investigative, aveva concentrato l’attenzione soprattutto sul fenomeno del gioco online. Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni giocatori avrebbero accumulato consistenti debiti e sarebbero poi stati destinatari di richieste di denaro per il recupero delle somme. In altri episodi contestati, le richieste avrebbero coinvolto anche commercianti e imprenditori, chiamati a contribuire alle spese legali di persone detenute.

Nella difesa impegnati anche gli avvocati Sebastiano Campanella, Paolo Pino, Marcello Greco e Tindaro Grasso.

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