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“GENTE DI SICILIA“ a Barcellona Pozzo di Gotto: LUCIANO MIRONE racconta CRONACA e avvenimenti di UN’ISOLA PIRANDELLIANA

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“C’è una bella energia stasera”: è questo il biglietto da visita con cui lo scrittore Mirone si presenta ai presenti dell’incontro di qualche sera addietro a Barcellona Pozzo di Gotto nello spazio esterno della libreria Gutenberg , incontro presentato dal presidente dell’Anpi Tindaro Bellinvia e che vede la partecipazione ed il coinvolgimento di Antonio Mazzeo e Antonio Alizzi entrambi giornalisti che hanno conversato con lo scrittore mettendo in rilievo tratti importanti del libro.

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Il giornalista Alizzi, dopo la lettura di un passaggio breve dove lo scrittore identifica in maniera artistica la guerra, gli scontri, le attività di un omicidio di massa facilmente riconducibili a ciò che oggi accade sui territori dove “uccidere” è diventato un “atto quotidiano da accettare in silenzio…” (nomina il territorio di Gaza…) chiede a Mirone quale fatto identificativo straordinariamente bello lo ha coinvolto di più nel raccontarlo (brutto accanto al bello…).

Mirone è un uomo che ha ascoltato tanto e tanti per scrivere in prima persona… ma di altro e di altri.
Lo scrittore ha tanto da raccontare della sua Sicilia ma non può usare la penna della memoria se vuole realizzare il racconto che identifica un popolo perspicace, pronto a volgere lo sguardo verso verità scomode, che fanno male, che spesso viene ricordato come ”mafioso” producendo un’immagine contorta dei siciliani e usando le vittime di una buona causa come “eroi” ancorati al passato e usati quando serve visibilità; pensa sia giusto ripercorrere la storia attraverso la gente comune, siciliani coinvolti o con la loro presenza fisica e miracolosamente sopravvissuti o per legami affettivi con persone ammazzate nelle stragi che hanno segnato date da non dimenticare e nomi che a tutt’oggi vengono ricordati ogni qualvolta che la voglia di verità e umanità emerge dai meandri di una coscienza spesso inficiata e sotterrata da falsi miti.

L’incontro si apre in maniera alquanto leggera con sorrisi e battute legate a ricordi di un vissuto che val la pena risvegliare… per poi lasciare spazio alla pesca dal “cappello magico del paroliere”, nomi scomodi, emblematici, eventi bizzarri, inchieste giudiziarie che lo scrittore non esita a pronunciare perché consapevole di raccontare verità documentate, non opinioni nè falsi miti da emulare… solo verità: una parola “sconosciuta” quando a muovere i fili sono i burattinai specializzati in corruzione, clientelismo, manie di protagonismo, con la voglia di emergere a costo di calpestare vite umane, ideologie, dignità e rispetto dell’essere umano.

Ma il libro non è un “banale “libro di denuncia (chiaramente il termine banale è usato ironicamente), ma un “mosaico di saperi”: un viaggio per mare e per terra , storie e personaggi di una Sicilia che non è un’isola ma un continente. Luci e tenebre, male e bene, dolore e gioia: un reportage che narra le contraddizioni e le straordinarietà di una terra unica e antica.

Lo scrittore dedica un spazio nel capitolo intitolato “gli Eretici”, allo stesso Antonio Mazzeo : non dimentica di sottolineare l’impegno profuso da Antonio come attivista pacifista conosciuto nel lontano (ma non troppo ) 1983; pacifista presente a Comiso per bloccare la base NATO dove avevano deciso di installare i missili nucleari; pacifista a bordo della Handala Freedom Flotilla, un tentativo apripista per portare aiuti umanitari e creare una rete di informazioni sui genocidi in atto; pacifista nella lotta contro il Ponte sullo Stretto contro Cosa nostra , pacifista con un percorso alle spalle di querele e denunce tutte archiviate.

”Memorabile” ricorda lo scrittore “il suo monologo in cui prendeva in giro le massime autorità che negavano l’esistenza di Cosa nostra… il prefetto seduto in prima fila, indignato, si alzò e andò via.

Mirone sceglie come  copertina del suo libro un dipinto di Giuseppe Fava dando una particolare attenzione alle prefiche presenti sullo sfondo: tradizionalmente ammantate di nero, nel dipinto i loro visi avvolti in manti rossi… una provocazione?Una ironica visuale di un gesto ereditato dagli antichi greci? La denuncia di un esagerato spargimento di sangue?

Mirone, a conclusione della serata,
si aggancia a Pirandello e sostiene l’affermazione di “uno nessuno e centomila” per identificare il popolo siculo: Uno: L’illusione di essere un individuo unico e coerente per come ci percepiamo noi stessi. Centomila: La realtà per cui siamo visti in infiniti modi diversi da tutte le persone che ci circondano, intrappolati in etichette e forme che non ci appartengono. Nessuno: La conseguenza finale; se siamo centomila persone diverse per gli altri, allora non siamo nessuno in modo definitivo.

(Carmen Trovato)

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