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Il Comitato “AVVOCATI PER IL NO” contro il Decreto Sicurezza: “NO A STRUMENTALIZZAZIONI”

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“Lo Stato vuole pagare i legali per convincere i migranti a rinunciare ai propri diritti”.

 

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Un attacco frontale al cuore della professione forense. È così che il Comitato “Avvocati per il No” definisce l’approvazione dell’articolo 30 bis del Decreto Sicurezza. La norma introduce un meccanismo di pagamento da parte dello Stato a favore di quegli avvocati che riescano a convincere i propri assistiti migranti a rientrare volontariamente nel proprio Paese d’origine.

Secondo il Comitato, il provvedimento rappresenta una strumentalizzazione inaccettabile: “L’avvocato è tenuto ad informare e consigliare secondo coscienza”, si legge nel duro comunicato diffuso nei giorni scorsi, “e certamente non può essere pagato da chi vuole indirizzarlo verso un determinato obiettivo politico”. Il rischio è quello di una difesa “eterodiretta”, dove l’interesse del legale entra in conflitto con il diritto del migrante a una consulenza imparziale.

La risposta non si è fatta attendere: è stata proclamata ufficialmente la disobbedienza civile. Il Comitato invita tutti i legali a rifiutare i pagamenti statali legati a questa attività. L’appello si estende ora ai Consigli dell’Ordine di tutta Italia: si chiede di vigilare e sanzionare chi, cedendo al “bonus rimpatri”, dovesse venire meno al decoro professionale. “La dignità della toga non è in vendita”, conclude la nota.

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