Ne parla proprio la collega Lucilla Anzalone nel podcast dedicato alla “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che cadeva ieri, 25 novembre 2025, ci riferiamo alla tanto attesa approvazione definitiva alla Camera, dopo essere passata in Senato: proprio nel pomeriggio di ieri Montecitorio ha approvato il ddl che introduce nel codice penale il reato specifico punito con l’ergastolo, a favore 237, nessuno contrario, è legge il reato di femminicidio come fattispecie giuridica a sé stante.

L’approvazione definitiva fa entrare nel codice penale l’articolo 577 bis, il delitto di femminicidio. Prevede l’ergastolo quando l’omicidio di una donna sia commesso per discriminazione di genere, odio o per reprimere la libertà della vittima.
“Sono molto soddisfatta dell’approvazione all’unanimità in Parlamento del disegno di legge del governo che introduce il reato di femminicidio. È un segnale importante di coesione della politica contro la barbarie della violenza contro le donne. Aggiungiamo uno strumento in più a quelli che avevamo già previsto, dal rafforzamento del Codice rosso al raddoppio delle risorse per i centri antiviolenza e per le Case rifugio. Sono passi concreti che ovviamente non bastano. Dobbiamo continuare a fare ogni giorno di più per difendere la dignità e la libertà di ogni donna”. Così la premier Giorgia Meloni.
Poco prima del responso positivo di Montecitorio Elly Schlein aveva dichiarato: «Sono venuta a fare il mio dovere a votare questo reato sul femminicidio perchè sono una persona che rispetta gli accordi perchè penso che questo una forza responsabile deve fare: cioè rispettare gli accordi. Auspico che anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, faccia rispettare gli accordi».
Purtroppo lo scontro si è aperto riguardo la questione del “consenso”: sempre ieri era in programma in Senato l’inizio della discussione sulla proposta di legge che modifica il reato di violenza sessuale, introducendo nel codice penale il concetto di consenso. Poco prima dell’inizio dei lavori la coalizione di destra in commissione Giustizia, chiamata a dare un parere favorevole sulla norma, ha deciso di rinviare l’approvazione del testo.
È stata prima la Lega, seguita subito da Fratelli d’Italia e da Forza Italia, a porre la questione. Alla base della richiesta di prendersi altro tempo per riflettere ci sono dubbi su una parte specifica dell’emendamento che andrebbe a modificare l’articolo 609-bis del codice penale, quello appunto sul reato di violenza sessuale. In particolare, i partiti si sono detti in disaccordo con l’ultimo comma, in cui si dice che «nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente ai due terzi».
Si è quindi deciso di invitare in commissione Giustizia al Senato alcuni esperti della materia per dare il proprio parere, con un rapido ciclo di audizioni. Di fatto quindi, l’approvazione della legge è stata per il momento bloccata, e rinviata di almeno qualche settimana. In segno di protesta i politici dei partiti di opposizione sono usciti dall’aula.
Oggi in Italia la condotta tipica di violenza sessuale si verifica quando una persona «con violenza o minaccia o mediante l’abuso di autorità» ne costringa un’altra «a compiere o a subire atti sessuali». L’attuale modello del codice penale italiano può essere definito un “modello vincolato”: il presupposto dei reati sessuali è la costrizione, cioè il contrasto tra la volontà di chi commette il reato e di chi lo subisce. Non attribuisce dunque in modo esplicito un ruolo centrale al consenso, ma si basa sull’idea che le aggressioni sessuali, per essere perseguite e punite, debbano avere certe caratteristiche: violenza, minaccia, costrizione. Questo modello è problematico perché le aggressioni sessuali avvenute senza metodi violenti o minacciosi non vengono ritenute tali.
Dodici giorni fa alla Camera era stato approvato un emendamento alla proposta di legge che dice in sostanza che chiunque compie o fa compiere atti sessuali «senza il consenso libero e attuale» dell’altra persona può essere punito con la reclusione da sei a dodici anni. Questa modifica è considerata molto importante, perché inserisce il consenso nel codice penale italiano come fattore per distinguere quando un atto sessuale è violenza. Era stata approvata anche grazie a un inusuale accordo tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si erano sentite al telefono per definire l’intesa.
La giornata si è chiusa con la Schlein che ha detto di aver sentito Meloni chiedendole di rispettare gli accordi, come ha fatto lei votando la legge voluta dal governo che rende reato il femminicidio. Non ha reso noto cosa le abbia risposto Meloni, ha solo aggiunto che auspica «che anche la presidente del Consiglio […] faccia rispettare gli accordi».



