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“La Rosa Foundation”, in Cassazione CONDANNATO AGGRESSORE del Presidente: «HA VINTO LO STATO DI DIRITTO»

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La parola “fine” arriva direttamente dalla Suprema Corte di Cassazione Penale. Diventa definitiva la condanna nei confronti di Santino Napoli, ex vicepresidente del Consiglio comunale di Milazzo, l’uomo accusato di aver rivolto gravi minacce ad Antonino La Rosa, Presidente de La Rosa Foundation. Si chiude così, con la massima affermazione della giustizia, un iter giudiziario doloroso ma emblematico, che ha visto ccil leader della Fondazione schierarsi in prima linea come parte civile.

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La decisione degli Ermellini non è solo una sentenza di condanna, ma assume un forte valore simbolico: rappresenta un argine invalicabile contro i tentativi di intimidazione, riaffermando che nessun atto di violenza verbale o psicologica contro chi difende la legalità può restare impunito.

Non c’è spazio per il trionfalismo nelle parole di Antonino La Rosa, ma emerge una profonda e composta fiducia nelle istituzioni: «Accolgo con rispetto la decisione definitiva della Suprema Corte. Non considero questa vicenda una vittoria personale, bensì un’affermazione dello Stato di diritto e del principio che nessuno può ricorrere alla violenza o alle minacce per comprimere la libertà e la dignità di un cittadino. Continuerò, insieme alla La Rosa Foundation, a promuovere la legalità, la giustizia e la tutela delle persone vittime di abusi e soprusi.»

La sentenza per La Rosa Foundation non è un punto di arrivo, ma benzina per il futuro. L’ente ha colto l’occasione per ribadire il proprio nucleo valoriale: la difesa dei diritti fondamentali e il supporto incondizionato a chiunque sia vittima di dinamiche intimidatorie.

I vertici della Fondazione hanno espresso un sentito ringraziamento al team legale che ha curato il caso e a tutti i sostenitori che non hanno mai fatto mancare la propria vicinanza durante il processo. L’auspicio, ora, è che questo verdetto superi i confini dell’aula di tribunale e si trasformi in un potente messaggio di deterrenza: contro la cultura della sopraffazione, la legge ha l’ultima, definitiva parola.

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