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L’INCUBO SERRATA per la Centrale A2A: l’APPELLO AI SINDACI di Zero Waste Sicilia

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L’ex polo energetico rischia lo stop della produzione: l’allarme di Zero Waste Sicilia e l’appello ai sindaci per un’unica regia del territorio.

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Sul futuro industriale della Valle del Mela continuano ad addensarsi nubi oscure. Da Roma non arrivano ancora i segnali sperati e il destino della Centrale A2A di Archi — per la quale la vertenza si trascina ormai da quasi un anno — resta drammaticamente appeso a un filo. Con lo spettro di un’interruzione definitiva della produzione di energia elettrica, il rischio che si traduca nell’ennesima mazzata occupazionale per l’intero comprensorio è oggi più reale che mai.

​In questo scenario di profonda incertezza si inserisce la presa di posizione di Zero Waste Sicilia, che esprime piena solidarietà alle maestranze impegnate a difesa del posto di lavoro, lanciando al contempo una stoccata alle istituzioni locali per come è stata gestita finora la trattativa.

​Il sito di Archi ricopre tuttora un ruolo strategico per la sicurezza energetica nazionale, ma è stretto nella morsa dei vincoli prescritti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che impone una drastica riduzione delle emissioni a partire dal 1° luglio 2028. La dirigenza di A2A cerca un varco per conciliare il regime di essenzialità con le norme ambientali, ma la sensazione è quella di un film già visto.

​«Dopo oltre 50 anni — sottolinea il Coordinatore del Circolo “A. Carmoz”, Egidio Maio — il territorio si trova ancora una volta in balia dei profitti e dei calcoli economici di grandi gruppi industriali esterni. Dinamiche che spesso restituiscono alla comunità solo briciole sotto forma di sponsorizzazioni per eventi e manifestazioni culturali o sportive».

​Un modello di sviluppo ormai logoro, che si intreccia con i malesseri e le criticità di altre realtà chiave del polo industriale, come la Duferco di Giammoro e la RAM di Milazzo.

​Di fronte al rischio di un collasso sociale, sanitario e ambientale, l’associazione individua una sola via d’uscita: superare le divisioni campanilistiche e le appartenenze politiche per costruire un fronte comune.

​L’appello si rivolge direttamente ai primi cittadini della Valle del Mela e della fascia tirrenica affinché si apra subito un tavolo di confronto con Regione, Governo e Parti Sociali. L’obiettivo è stilare un vero Piano di Sviluppo Socio-Economico e Occupazionale, capace di intercettare le risorse destinate alle Bonifiche e di tracciare una rotta alternativa per le future generazioni.

​«Occorre programmare oggi il futuro per i ragazzi che oggi frequentano le scuole primarie», incalza Maio. «Bisogna guardare a settori alternativi e a vocazione territoriale: dal turismo al vivaismo, dall’agricoltura alle aree interne, fino alla piccola e media industria, al commercio e all’artigianato».

​La richiesta finale è secca e non ammette ulteriori indugi: la nascita di una Unità degli Enti Locali in grado di fare massa critica. L’unità istituzionale non è più una scelta rimandabile: va costruita ora, prima che per la Valle del Mela sia troppo tardi.

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