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Milazzo, ATTO D’ACCUSA del movimento “UNITI”: si dimette Piccolo, MASSIMO D’AMORE “REGGENTE”

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Dopo il plebiscito di Midili: «Accordi calpestati e civismo fagocitato dai partiti. Senza padrini qui non c’è spazio». Un duro atto d’accusa che scuote il panorama politico milazzese all’indomani del voto.

 

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Il movimento civico UNITI, storica realtà presente sul territorio da quasi trent’anni, rompe il silenzio post-elettorale e lo fa con la violenza di un fulmine a ciel sereno. Il bilancio della disamina interna non lascia spazio a interpretazioni: il portavoce Giampaolo Piccolo ha rassegnato le proprie dimissioni, traghettando ufficialmente il movimento verso una delicata fase congressuale.

La decisione di UNITI di non presentare una propria lista e di non schierarsi ufficialmente a sostegno del sindaco uscente, Pippo Midili, affonda le radici nel passato recente. Dal direttivo emerge infatti il forte rammarico per il mancato rispetto dei patti pre-elettorali siglati nel 2020, che avrebbero dovuto garantire “pari trattamento” tra le forze della coalizione.

«Solo chi si è “consegnato” a posizioni partitiche ha trovato spazio», denunciano i vertici del movimento, parlando di una logica complessiva che avrebbe «fagocitato ogni spirito civico in favore di un appiattimento ad personam». Da qui la scelta di non adeguarsi, per tutelare una storia trentennale, assistendo a quella che definiscono la scomparsa delle liste civiche autentiche, non sottomesse al sindaco o alle correnti dei partiti.

I numeri parlano chiaro: Midili ha sfondato la percentuale del 70% con le sue liste, trascinando la sua figura oltre il 58% delle preferenze. Un plebiscito che però UNITI analizza con cinismo chirurgico, evidenziando come la frammentazione delle “truppe residue” (il 28% diviso su ben 5 sfidanti) abbia reso la partita segnata fin dal primo minuto.

Ma il movimento va oltre e punta il dito contro il fenomeno del “salto sul carro del vincitore”: viene stigmatizzata la propensione di molti “capi elettori” (esponenti di medici, patronati e associazioni comunali) a correre in aiuto del candidato forte, alterando la reale percezione del dato politico.

UNITI lancia un monito storico, ricordando il precedente del 2000, quando l’allora sindaco Carmelo Pino – reduce da un plebiscito persino superiore a quello odierno di Midili – fu sfiduciato dalla sua stessa maggioranza dopo soli due anni. «I plebisciti sui sindaci o trovano una mediazione politica o pagano inevitabili derive mini-autoritarie», sentenziano.

L’affondo finale è dedicato alla nuova squadra di governo appena varata, definita un mix di elementi fortemente contraddittori. Accanto a un sindaco dalla forte personalità, UNITI fotografa una giunta spaccata in tre blocchi:

1. I politici “bocciati” o di lungo corso, tra cui spiccano la figlia dell’ex sindaco di San Filippo del Mela, lo storico consigliere Italiano e il titolare di un patronato.

2. Il “tecnico”, vero e proprio pilastro su cui poggia l’intero impianto amministrativo della città.

3. Tre “sconosciuti” alle cronache politiche, sul cui operato il movimento dichiara comunque di sospendere il giudizio in attesa dei fatti.

Il terremoto si conclude con il passo indietro di Giampaolo Piccolo. La reggenza del movimento è stata assunta ad interim dal fondatore “storico” Massimo D’Amore, che ha ringraziato il portavoce uscente e ha annunciato un rapidissimo interregno per la nomina della nuova guida. L’obiettivo delle prossime settimane sarà congressuale ed esistenziale: capire se a Milazzo ci sia ancora un reale spazio per il civismo libero, o se il popolo abbia definitivamente decretato che, in questa città, «senza “padrini” è impossibile governare».

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