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OMICIDIO Angelo Pirri a Giammoro, rinviato a giudizio il padre: “NON C’ENTRO NIENTE”

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Si aprirà un processo il 17 giugno prossimo alla Corte di Assise di Messina per Sebastiano Pirri, 64 anni, pensionato barcellonese originario di Montalbano Elicona, detenuto dal 9 luglio dello scorso anno con l’accusa del reato di omicidio volontario aggravato in relazione all’uccisione del figlio 41enne Angelo. E’ quanto ha deciso oggi il tribunale di Barcellona presieduto da Eugenio Fiorentino. Ammesse le parti civili costituite dai familiari difesi dai legali Filippo Barbera, Fabio Marchetta e Roberto Di Pietro. Il pensionato anche oggi in udienza preliminare dove è stato rinviato a giudizio si è energicamente dichiarato innocente. L’uomo è assistito dall’avvocato Giuseppe Lo Presti. Il tribunale ha rigettato la richiesta di approfondimento sullo sparo che ha ucciso Angelo Pirri. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, diretta dal procuratore Giuseppe Verzera, con le sostitute procuratrici Veronica De Toni e Dora Esposito.

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Nella richiesta di rinvio a giudizio vengono inoltre indicate le aggravanti della premeditazione e del rapporto di discendenza tra imputato e vittima. Secondo la ricostruzione della Procura, il genitore avrebbe cagionato la morte del figlio nella tarda serata del 3 giugno 2025, il cui cadavere fu rinvenuto il 6 giugno in avanzato stato di decomposizione nella cunetta tra l’A20 e la strada interpoderale di Pace del Mela in contrada San Gaspano, attingendolo con un colpo di arma da fuoco calibro 7,65 alla nuca.

Oltre all’accusa di omicidio, il 63enne deve rispondere di detenzione illegale e porto abusivo di arma da fuoco e munizioni calibro 7,65. Recidiva reiterata e specifica, a causa di una precedente condanna definitiva. per aver concorso nel delitto dell’infermiera Grazia Rosa Nastasi, che sarebbe stata coinvolta in un traffico di droga, uccisa nel 1987 e poi bruciata sul greto di un torrente.

L’impianto accusatorio è stato costruito attraverso una complessa attività investigativa basata su immagini di videosorveglianza, riscontri testimoniali, intercettazioni ambientali condotti dai Carabinieri con il supporto del RIS di Messina, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e del 12° Nucleo Elicotteri di Catania e analisi dei tabulati telefonici. Un delitto a sangue freddo, una vera esecuzione, seguita dal tentativo di far sparire il corpo: l’assassino avrebbe trascinato la vittima oltre la recinzione dell’autostrada Messina-Palermo, attraverso un varco ricavato nella rete, lasciando il corpo in un canale di scolo ai margini della carreggiata. Le indagini, avviate sin dalle prime ore dopo il ritrovamento del corpo, hanno permesso di ricostruire il quadro indiziario a carico del padre della vittima. Un elemento clou è rappresentato dalle immagini acquisite nella zona del centro commerciale “Mondo Legno”, dove una telecamera ha registrato, alle 21.59 del 3 giugno, un rumore ritenuto compatibile con l’esplosione di un colpo d’arma da fuoco, consentendo agli inquirenti di fissare l’ora dell’omicidio quando ancora il 64enne era in compagnia del figlio ma ha sempre negato che si sia mai verificata. Quello di Angelo Pirri – così come riferito dalla sua ultima compagna – doveva essere l’ultimo viaggio verso la Sicilia, in quanto la stessa vittima designata avrebbe scelto di trasferirsi in provincia di Brescia , perché forse aveva già percepito i pericoli a cui andava incontro. Angelo era padre di un adolescente avuto da una precedente relazione.

Sebastiano Pirri ha ammesso di aver accompagnato quella sera in auto il figlio a Giammoro, di rientro da un viaggio a Napoli dove risultava residente poiché vive la compagna, in quanto aveva un appuntamento con delle persone. Poco dopo si è allontanato con la sua Fiat Grande Punto per andare a casa a prendere un pc portatile e dei droni che avrebbe dovuto riportare al figlio. Ma questi non lo ha più richiamato e Sebastiano Pirri è rimasto a casa. Con questa fase dibattimentale la responsabilità penale dovrà essere accertata nel pieno contraddittorio tra le parti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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