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Barcellona, VIAGGIO FRA POESIA E VISIONE: la Fidapa presenta Silvia Freiles che narra IL GENIO DI BARTOLO CATTAFI

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Esiste un filo sottile, quasi invisibile, che lega il tormento della parola alla staticità di un’immagine. Quel filo ha un nome: Bartolo Cattafi. La città del Longano si prepara a celebrare uno dei suoi figli più illustri, una voce che ha segnato il secondo Novecento con la precisione di un bisturi e la profondità di un filosofo.

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L’appuntamento è fissato per domenica 22 marzo 2026, alle ore 17:30, nella cornice dell’auditorium del Parco “Maggiore La Rosa”. Al centro dell’evento, la presentazione del volume “Bartolo Cattafi fra libro di poesia e libro d’arte” di Silvia Freiles, edito dalla prestigiosa casa editrice Leo S. Olschki.

Il libro di Silvia Freiles esplora la straordinaria complessità di un autore che non si è mai fatto recintare entro i confini della sola scrittura. Cattafi è stato un esploratore dei sensi, capace di abitare con la stessa urgenza la pittura, il disegno e la fotografia.

L’iniziativa, nata dalla sinergia tra la Fidapa BPW Sezione di Barcellona e la rubrica culturale Sicilia Mater, si inserisce nel quadro della rassegna “La parola, la nota, il colore”.

 

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Giuseppe Calabrò e della Presidente della Fidapa locale, Marilena Materia, la serata entrerà nel vivo con un dialogo tra Salvo Presti e l’autrice. Il focus si sposterà poi sul rapporto materico con la creazione grazie all’intervento di Nino Sottile Zumbo, dal titolo evocativo: «Per fare poesia può servire anche l’inchiostro». Una riflessione, supportata da contributi visivi, che parte da una celebre dichiarazione dello stesso Cattafi per indagare la fisicità del fare arte.

A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva sarà l’esposizione dell’opera “Figure geometriche con osso” di Giovanni Fugazzotto. Il dipinto, ispirato alla celebre lirica L’osso, torna a dialogare con il pubblico dopo aver vinto il Premio artistico letterario Città di Barcellona Pozzo di Gotto nel 2005, suggellando quel connubio tra verso e forma che è l’anima stessa dell’opera cattafiana.

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