Nel nuovo piano economico-finanziario del Ponte sullo Stretto, esaminato dall’Autorità di regolazione dei trasporti, la tariffa media annua a veicolo è indicata a 27,43 euro nel 2034, anno previsto per l’avvio della gestione, per poi salire fino a 48,71 euro nel 2063, con un incremento medio annuo del 2 per cento.

Non è un dettaglio. La stessa società Stretto di Messina, nell’agosto 2025, aveva parlato di un pedaggio per le autovetture “compreso tra circa 4 e 7 euro per tratta”, con la formula più favorevole di andata e ritorno in giornata a 3,94 euro. Lo stesso ministro Matteo Salvini parlava di un costo “sotto i 10 euro” per attraversare il ponte. Ora il parere dell’Authority restituisce un quadro molto diverso.
Il parere n. 39/2026 nasce dopo i rilievi della Corte dei conti sulla delibera Cipess che aveva approvato il progetto definitivo e il piano economico-finanziario. Proprio per superare quei rilievi, il decreto-legge del marzo 2026 ha previsto l’acquisizione del parere dell’Autorità sulle tariffe di pedaggio per l’attraversamento stradale del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
Il punto centrale è questo: il ponte viene finanziato quasi tutto con soldi pubblici, ma la sua gestione futura si regge anche sui pedaggi. Il piano esaminato dall’Autorità ricostruisce stanziamenti pubblici per 13,162 miliardi di euro, a cui si aggiunge un aumento di capitale della Stretto di Messina sottoscritto dal ministero dell’Economia per 370 milioni. I nuovi investimenti in beni reversibili nel periodo di costruzione ammontano a circa 13,857 miliardi.
L’equilibrio della gestione poggia invece su tre fonti: i pedaggi stradali, il contributo di continuità territoriale oggi assegnato a Rfi e il canone ferroviario. È qui che l’Autorità solleva le sue principali riserve.
Nel piano, osserva Art, non è previsto alcun recupero di efficienza produttiva durante l’intero periodo concessorio. I costi operativi, in pratica, vengono aggiornati con l’inflazione, ma senza un chiaro meccanismo che obblighi il gestore a contenere i costi e migliorare le performance. Per l’Autorità questo indebolisce la funzione incentivante della regolazione e rischia di scaricare sugli utenti una dinamica tariffaria poco controllata.
Non solo. L’Authority segnala che il meccanismo previsto potrebbe trasformarsi in un recupero dei costi operativi netti aggregati, invece di riflettere davvero efficienza, crescita dei volumi di traffico e sostenibilità per gli utenti. Tradotto: se passa più traffico sul ponte, la tariffa unitaria dovrebbe potersi ridurre o almeno non crescere automaticamente. Nel piano, invece, questa relazione non appare abbastanza chiara.
Altro punto delicatissimo riguarda il rischio traffico. La Convenzione consentirebbe alla concessionaria, in presenza di scostamenti dei ricavi da traffico rispetto alle previsioni, di rimodulare le tariffe per categorie di veicoli, periodi o fasce orarie, purché restino invariati i ricavi complessivi. Secondo Art, senza un controllo preventivo dell’Autorità, questo meccanismo rischia di diventare una leva discrezionale in mano al concessionario: se i ricavi non tornano, il conto potrebbe essere corretto aumentando o modificando i pedaggi.
Ci sono poi le cosiddette “poste figurative”, pari a 159 milioni di euro al 2033, legate alla mancata presenza di ricavi durante la fase di costruzione. Anche qui l’Autorità è netta: quelle poste non sembrano riconducibili alla nozione prevista dal suo sistema tariffario, perché durante la costruzione il ponte non è ancora in esercizio e non esiste alcun pedaggio da incassare. Secondo Art, queste somme dovrebbero essere valutate diversamente, eventualmente anche attraverso il contributo pubblico già stanziato, invece che attraverso il riconoscimento tariffario.
Il parere non ferma l’opera. Ma chiede di rafforzare i controlli, aggiornare la matrice dei rischi, introdurre meccanismi di revenue sharing a favore degli utenti, separare con chiarezza i conti della componente stradale da quelli della componente ferroviaria e prevedere un monitoraggio periodico del piano. L’Autorità raccomanda anche che, se in futuro si renderà necessario un riequilibrio del piano economico-finanziario, il suo parere venga acquisito prima della valutazione del Cipess.
A intervenire sulle tariffe è la Cgil Messina, che attacca duramente il Governo e definisce il progetto “il simbolo del fallimento della politica infrastrutturale” in corso.
“Il Governo continua a raccontare il Ponte sullo Stretto come l’opera simbolo della modernizzazione del Paese. Ma la realtà, giorno dopo giorno, sta smontando questa propaganda”, dichiara la Cgil Messina, intervenendo dopo il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti sulle ipotesi tariffarie.
Il sindacato richiama esplicitamente il passaggio sui prezzi : “oggi sappiamo che il costo del pedaggio potrebbe arrivare fino a 27 euro, ben lontano dai propagandistici 4-7 euro sbandierati nei mesi scorsi dal Governo e dalla Società Stretto di Messina”. Una distanza che, secondo la Cgil, non rappresenta solo una differenza numerica ma il segnale di un quadro economico ancora instabile e privo di certezze definitive.
Nel comunicato si precisa infatti che la stessa Autorità evidenzia come le stime siano legate ai costi attuali e quindi suscettibili di variazioni future, anche in assenza di un progetto esecutivo pienamente definito. Da qui la posizione del sindacato: “Non esiste ancora un quadro economico certo dell’opera e non è quindi possibile conoscere il costo reale che rischia di ricadere sul Paese”.
Un altro nodo riguarda il ruolo delle infrastrutture complementari. Per la Cgil, il parere dell’ART mette in evidenza come la sostenibilità del Ponte dipenda da una rete di collegamenti stradali, autostradali e ferroviari che al momento non risulterebbero completamente finanziati né realizzati. “Eventuali ritardi o mancate realizzazioni delle opere accessorie – si legge nella nota – rischiano di compromettere i flussi di traffico previsti, i ricavi da pedaggio e quindi l’intero equilibrio economico-finanziario dell’opera”.
Fari anche sulla componente ferroviaria, per la quale vengono segnalati ricavi potenzialmente insufficienti e una distribuzione dei costi definita dal sindacato “squilibrata tra parte ferroviaria e parte stradale”.
La Cgil Messina incalza inoltre sul percorso amministrativo dell’opera, sostenendo che il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti sia avvenuto solo in una fase successiva rispetto all’iter iniziale: “Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nella procedura di approvazione del progetto da parte del CIPESS, aveva completamente ignorato il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, intervenuta solo successivamente grazie a quanto stabilito dalla Corte dei Conti”.
Per il sindacato il rischio finale è che : “Di fronte a costi crescenti, ritardi, squilibri finanziari o ricavi inferiori alle previsioni, a pagare il conto finale non saranno i concessionari o i soggetti privati coinvolti, ma direttamente lo Stato e quindi i cittadini”.
La Cgil definisce questo scenario “profondamente sbagliato e inaccettabile”, soprattutto in un contesto in cui – incalza– le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate a infrastrutture diffuse, mobilità, sanità, scuola e sicurezza del territorio.
Infine, il sindacato sottolinea il tema delle priorità: quasi 14 miliardi di euro impegnati sull’opera mentre Sicilia e Calabria continuano a scontare ritardi infrastrutturali. “Quelle risorse – conclude la Cgil Messina – devono essere utilizzate per ciò che serve davvero: manutenzione delle reti, trasporto pubblico, porti, logistica e messa in sicurezza del territorio. La vera modernizzazione del Mezzogiorno non passa dalle grandi opere propagandistiche”.
La società Stretto di Messina interviene per chiarire il nodo delle tariffe del Ponte sullo Stretto, dopo le interpretazioni circolate sul valore di 27,43 euro indicato nel Piano economico-finanziario e richiamato nel parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti.
“La tariffa di 27,43 euro per i veicoli indicata nel PEF e richiamata nel parere positivo dell’ART, è una media ponderata annuale tra i volumi di traffico e le tariffe per ciascuna tipologia di veicolo e non il costo di un singolo passaggio per le autovetture che, come detto più volte, sarà compreso tra circa 4 e 7 euro per tratta. Le tariffe per il traffico veicolare garantiscono nel periodo di esercizio dell’Opera l’equilibrio economico-finanziario della concessione e la copertura integrale dei costi operativi e della manutenzione ordinaria e straordinaria, promuovendo al contempo la continuità territoriale tra Sicilia e Calabria con costi sensibilmente inferiori alle attuali tariffe di attraversamento”.
In definitiva, la presa di posizione della società conferma il pedaggio auto nella fascia 4–7 euro e interpreta il valore di 27,43 euro come media di sistema, mentre il parere dell’Art sposta l’attenzione sulla solidità dell’impianto: gestione dei rischi, controllo delle rimodulazioni tariffarie e coerenza tra infrastrutture, traffico previsto ed equilibrio economico-finanziario del Ponte.



