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Barcellona, il ‘Meari’ RIAPRE DOPO LO STOP FORZATO. Chiofalo: “Vittime di accuse infondate, ORA CHIAREZZA”

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Dopo giorni di stop forzato, il noto locale riapre i battenti. Il titolare rompe il silenzio: «Segnalazioni continue da un privato, ma siamo in regola. Non deve succedere ad altri».

Il silenzio della musica e delle saracinesche abbassate è durato solo pochi giorni, ma ha pesato come un macigno. Il ‘Meari’, punto di riferimento della movida locale, torna finalmente operativo dopo una breve sospensione. A darne notizia è lo stesso titolare, Tiziano Chiofalo, che attraverso una nota ufficiale ha voluto fare chiarezza su una vicenda che definisce paradossale.

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Tutto è iniziato venerdì scorso, quando un provvedimento di sospensione temporanea per la somministrazione di alimenti e alcolici ha costretto il locale alla chiusura. Un fulmine a ciel sereno che, tuttavia, si è dissolto in meno di una settimana: nella giornata di oggi, la Dirigente dell’Ufficio Comunale ha firmato la revoca del provvedimento.

La difesa, curata dall’avv. Domenico Branca, ha dimostrato la piena regolarità amministrativa e la legittimità della posizione giuridica dell’attività, smontando le contestazioni che avevano portato al fermo. Le parole di Chiofalo, però, vanno oltre la cronaca della riapertura e tratteggiano uno scenario inquietante fatto di presunte persecuzioni personali:

«Da tempo un privato si scaglia contro la mia attività in modo immotivato, sostenendo il falso sulla nostra documentazione. Queste segnalazioni infondate non solo tolgono serenità a noi, ma intasano inutilmente il lavoro delle Forze dell’Ordine.»

Nonostante il rispetto delle normative, il clima di pressione avrebbe portato all’errore burocratico della scorsa settimana, un precedente che il titolare non intende lasciar correre: «Proseguirò in ogni sede competente per ottenere chiarimenti. Ciò che sto subendo non deve accadere a nessun altro esercente».

Con la revoca del provvedimento, il ‘Meari’ riprende la sua programmazione abituale. «Torniamo alle cose belle», conclude Chiofalo, invitando i clienti in quella che molti considerano una “seconda casa”. La vicenda si chiude con una vittoria legale, ma resta aperto il tema della tutela delle imprese cittadine di fronte a esposti sistematici e infondati.

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