Il 31 marzo è la data che unisce il tragico destino di Lorena Quaranta e Sara Campanella, due studentesse dell’Università di Messina, vittime della violenza assassina dei loro rispettivi compagni.
Nel 2020, è successo all’agrigentina Lorena, a un passo dal diventare medico, mentre nel 2025, dopo una lezione appena conclusa del corso di laurea in Tecniche di Laboratorio Biomedico, veniva strappata la vita di Sara, originaria di Misilmeri.

I rispettivi Dipartimenti, a distanza di pochissimo tempo dalle due tragedie, hanno conferito alle due studentesse la laurea alla memoria, mentre l’Ateneo, retto dalla professoressa Giovanna Spatari, a novembre scorso alla presenza di Paola Cortellesi, ha intitolato alle due dottoresse il Cortile del Rettorato, dove martedì 31 marzo, insieme ad una rappresentanza studentesca, ha deposto un cestino di fiori ai piedi della scultura eretta alla loro memoria.
“Le loro storie attraversano la nostra comunità accademica e la interrogano profondamente. Perché l’Università è, prima di tutto, uno spazio di vita, di futuro, di libertà. Oggi, in occasione dell’anniversario del loro femminicidio, le ricordiamo con rispetto e responsabilità. Per quello che erano, per quello che sarebbero diventate.
Il loro ricordo non è solo commemorazione, ma impegno concreto. Un impegno che riguarda tutti. Per una cultura che sappia promuovere il rispetto, riconoscere, prevenire e contrastare ogni forma di violenza. Per Lorena. Per Sara. Per tutte”.
È stata la sentita riflessione della rettrice, a conclusione della cerimonia, alla quale hanno partecipato i familiari e tanti rappresentanti del mondo accademico.



