La neo Vice Segretaria vicaria di Socialdemocrazia SD lancia la sfida: serve una politica trasparente dove non ci sia spazio per scorciatoie.

Il panorama politico siciliano e nazionale registra un nuovo, significativo innesto. Vicky Amendolia, avvocato e giornalista, è stata nominata Vice Segretaria vicaria nazionale di Socialdemocrazia SD. La decisione, presa all’unanimità dalla segreteria nazionale lo scorso 29 aprile, segna un cambio di passo per il partito guidato dal Presidente Tonino Esposito.
Amendolia assume l’incarico con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la presenza di Socialdemocrazia SD, puntando alla costruzione di una “terza forza” che sappia superare la polarizzazione degli estremismi. Il suo impegno è programmatico e ambizioso: riportare al centro del dibattito i valori del lavoro, della giustizia sociale e dell’Europa, con un’attenzione particolare rivolta al Mezzogiorno.
«Il Sud non può essere considerato periferia, ma deve tornare a essere una grande questione nazionale ed europea», ha dichiarato, sottolineando la necessità di una politica che faccia della competenza e della partecipazione i propri pilastri.
Non è, tuttavia, una figura che si limita ai ruoli di rappresentanza. La sua azione politica parte proprio dalla difesa delle regole del gioco. In un recente e duro intervento focalizzato sulle dinamiche elettorali messinesi, Amendolia ha denunciato quella che definisce una “malattia sottile del nostro tempo”: la furbizia istituzionale.
Il caso al centro della critica riguarda la proliferazione di liste elettorali collegate ad alcune candidature, che spesso eludono la raccolta firme necessaria per dimostrare un reale radicamento nel territorio. Secondo la neo Vice Segretaria, questo meccanismo non è un mero tecnicismo, ma un problema democratico:
«La raccolta firme non è burocrazia: è la prima prova di esistenza politica. Serve a dimostrare che una lista non sia una sigla improvvisata, una lista di servizio nata in laboratorio, ma abbia un minimo radicamento reale nel corpo elettorale».
Il monito di Amendolia è chiaro: l’esenzione dalla raccolta firme – pensata per dare agibilità ai partiti già rappresentati – non può trasformarsi in un “lasciapassare” per creare galassie di liste fantasma. Quando la deroga diventa rendita, a rimetterci è la parità della competizione.
«Una elezione è davvero libera solo quando tutti partono dalla stessa linea», conclude Amendolia. La sfida che lancia è quella di una politica che rifugga dalle “scorciatoie” e dalle interpretazioni creative delle norme, appellandosi al normale funzionamento dello Stato di diritto.
Con questa nomina, Socialdemocrazia SD si prepara a un futuro che punta dritto alla sostanza, mettendo in guardia contro chi crede che, in democrazia, esistano corsie preferenziali.
(Loredana Aimi)



