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L’ELETTRA che squarcia il tramonto: a Castroreale IL DRAMMA GRECO si fa RITO MODERNO

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Sotto il cielo di Contrada Crizzina, il Circolo delle Lucertole incanta il pubblico con una tragedia totale tra musica dal vivo, corpi in movimento e ferite familiari mai rimarginate.

 

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Ci sono storie che il tempo non può scalfire, capaci di attraversare i millenni per venire a bussare direttamente alla porta del nostro presente. È il caso dell’Elettra di Sofocle, risorta lo scorso weekend in una messinscena di straordinaria intensità nel suggestivo scenario del Teatro di Pietra dell’azienda agricola Contrada Crizzina. Due serate intense, baciate dalla luce del tramonto, in cui il pubblico è stato letteralmente rapito da un’atmosfera che ha saputo richiamare la sacralità delle antiche rappresentazioni greche.

A firmare l’impresa è il Circolo delle Lucertole, guidato da Viviana Isgrò (qui nella duplice veste di regista e protagonista), una realtà che ha già abituato il territorio a operazioni culturali mai banali. Con questa Elettra, la compagnia ha fatto un ulteriore passo in avanti, trasformando la vendetta archetipica in un dramma modernissimo e corale.

La vera forza di questa rilettura sta nel rifiuto delle risposte semplici. Nella visione della Isgrò non esistono mostri o santi: nessun personaggio è totalmente innocente o colpevole. Sul palco va in scena l’anatomia di una famiglia disfunzionale, un groviglio di violenze psicologiche, dipendenze emotive e traumi irrisolti. I contrasti interiori dei protagonisti prendono vita non solo grazie alle battute, ma attraverso una cura millimetrica dei dettagli visivi e dei corpi, curata dal coreografo e assistente alla regia Anthony Foti. Notevole il lavoro sui costumi: il nero logoro e guerriero di un’Elettra consumata dal dolore (Viviana Isgrò); il bordeaux regale e sanguigno di Clitennestra (Sonia La Rosa); le ombre scure in cui si muove Oreste (Emanuele Munafò); la luminosità di Crisòtemi (Maria Stella De Francesco), disposta al compromesso pur di sopravvivere; fino allo sfarzo ostentato da Egisto (Elio Brunetto). Insieme a loro, a dare corpo alle passioni sofoclee, anche Salvatore Messina (Pedagogo) e Sire Sambur (Pilade).

L’allestimento si è distinto per la sua dimensione quasi liturgica, grazie a un imponente lavoro sul coro guidato dal maestro di canto Marco Sindoni. Le dodici interpreti corali (giovani talenti tra cui spiccano anche le studentesse del Liceo Classico “Luigi Valli” di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinate dalla prof.ssa Anna Russo) sono diventate una vera e propria coscienza collettiva, un’eco potente del dolore della protagonista.

A legare il tutto, le coreografie di danza-teatro eseguite da Foti, Rosanna Vasta e Valentina Di Salvo (che ha anche introdotto le serate), e la colonna sonora: partiture inedite eseguite dal vivo dai musicisti Sara D’Amico, Hanna Chasnouskaya e Mario Giglio, capaci di amplificare ogni vibrazione emotiva del testo.

Il successo dell’evento, sostenuto anche da sponsor locali come I Tintori della Provvidenza e la Vivaistica Scilipoti, si è chiuso nel modo migliore: con un momento di convivialità e degustazione di prodotti tipici offerti dall’azienda ospitante. La dimostrazione perfetta di come il grande teatro possa farsi volano per il territorio, unendo arte, natura e comunità sotto lo stesso cielo stellato.

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