Il futuro dell’intelligenza artificiale musicale si scontra con la dura realtà del diritto d’autore europeo. Il Tribunale Regionale di Monaco di Baviera ha emesso una sentenza storica contro la piattaforma statunitense Suno, accogliendo quasi integralmente le richieste avanzate nel gennaio 2025 dalla GEMA, la società di gestione dei diritti musicali tedesca.
La corte ha stabilito che Suno ha addestrato i propri algoritmi utilizzando brani protetti da copyright senza alcuna licenza o autorizzazione. Decisiva è stata la dimostrazione pratica fornita dalla GEMA: inserendo specifici prompt sulla piattaforma, il sistema generava brani pressoché identici a canzoni famose.
Il verdetto impone a Suno misure estremamente rigide:
Blocco della diffusione del servizio sul territorio tedesco e cessazione di ogni riproduzione non autorizzata.
Obbligo di consegnare i dati completi sui brani utilizzati per il training e sui ricavi generati dal loro uso illecito.
Pagamento dei danni economici maturati a partire dal 1° luglio 2023.
A nulla è servita la linea difensiva di Suno, che sosteneva come il processo di addestramento servisse a creare “nuova musica” e non a copiare. Il giudice tedesco ha respinto categoricamente questa tesi, precisando che memorizzare opere protette nei sistemi di apprendimento costituisce a tutti gli effetti una riproduzione non autorizzata.
La decisione fissa un principio giuridico cruciale: i tribunali europei possono esercitare la propria giurisdizione sulle aziende di intelligenza artificiale statunitensi se i loro servizi vengono distribuiti e fruiti all’interno dell’Unione Europea.
Per Suno si tratta di un colpo durissimo che rischia di fare da apripista: la società si trova infatti già al centro di battaglie legali analoghe negli Stati Uniti, promosse dalle principali major discografiche globali. La sentenza di Monaco potrebbe ora segnare una svolta irreversibile nel rapporto tra IA generativa e industria musicale

(Loredana Aimi)



