In una nota del Direttore di “Epicentro”, durissimo attacco alle istituzioni cittadine e provinciali, al mondo della scuola e all’élite culturale.

«Mi trascinavo lentamente e stanco portavo dietro di me solo cose amate». C’è tutta la malinconia dei versi del poeta Bartolo Cattafi nel resoconto dell’incontro tenutosi ieri, 19 giugno, al Villino Liberty di Barcellona, fatto, attraverso un comunicato giunto in redazione, dal Direttore e Fondatore del Museo Epicentro di Gala, l’artista Nino Abbate.
«Doveva essere il tavolo della ripartenza, il momento del dialogo tra l’associazionismo storico e la neonata amministrazione guidata dalla sindaca Melangela Scolaro – scrive Abbate – si è rivelato, purtroppo, l’ennesimo capitolo di una “Torre di Babele” culturale in una città che sembra aver smarrito la propria rotta morale.»
«Eppure, a credere in un riscatto ci sono ancora i “resistenti”. Figure come Bernardo dell’Aglio e l’architetto Marcello Crinò, che con i soci della Genius Loci lottano quotidianamente per trasformare il Villino Liberty nel fulcro della memoria storica barcellonese. Ma le istituzioni, ancora una volta, hanno mostrato il volto della fretta e della distrazione.»
Il sindaco Scolaro, definita “donna caparbia e attenta”, nella testimonianza di Abbate, avrebbe fatto un intervento lampo, infatti nella nota si parla di «parole accomodanti, velleitarie, volate via troppo in fretta per lasciare un segno concreto in una città allo sbando. Un’assenza di peso, seguita da quella del Sindaco della Città Metropolitana di Messina, sostituito da funzionari pronti a parlare di beni culturali locali senza averne, a quanto pare, una reale conoscenza. E mentre la conferenza cercava faticosamente un centro, la neo-assessora alla cultura, Ilenia Torre, dov’era? A Milazzo, a farsi fotografare per la presentazione del libro del senatore Pier Ferdinando Casini.»
Un vero e proprio j’accuse che così prosegue: «Avevo promesso a mia moglie, Salva Mostaccio, che stavolta non avrei interloquito, che non avrei creato polemiche, – confessa Nino Abbate, anima del Museo Epicentro – ma davanti alla retorica del nulla, il silenzio è diventato impossibile da mantenere.»
Chiamato in causa da Dell’Aglio e stimolato dall’intervento di Nello Cassata (Museo Cassata) sulla necessità di fare rete, Abbate ha preso la parola, vestendo i panni del personaggio scomodo, di colui che dice la verità anche quando fa male.
Il primo affondo è per il pubblico presente, quella presunta “élite” cittadina che ascolta ma non partecipa, e che per prima diserta i luoghi della cultura locale se privi di mondanità o di un ritorno d’immagine. Un oblio ingrato che ferisce chi lavora in silenzio, dimenticando il sacrificio di uomini scelti dal destino per migliorare la società, spesso condannati a non essere compresi. Tra questi, Abbate ricorda con gratitudine il magistrato Franco Cassata (1939-2025), a cui va il merito di aver preservato l’identità storica dello stesso Villino Liberty.
Il dito è puntato anche contro il sistema educativo locale: «Com’è possibile costruire un futuro se gli studenti, guidati da insegnanti spesso privi di una solida sensibilità storico-artistica, vengono portati in gita a Caltagirone, Palermo o Gibellina, ignorando totalmente le eccellenze a chilometro zero come Gala, Maloto o il Museo Cassata? È questa la radice profonda dell’ignoranza futuristica di Barcellona.»
«Al solito, verrò preso per uno scalmanato», conclude Abbate, «ma sono a posto con la mia coscienza». C’è stanchezza, c’è l’amarezza di chi si sente custode di una bellezza non capita. E c’è una rivendicazione identitaria forte, che suona come un monito finale: «Non sono barcellonese, sono di Gala. Che non è Barcellona Pozzo di Gotto, ma ne rappresenta, storicamente, le vere origini».



