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Milazzo, “UNITI”: il reggente D’Amore: «RIPARTIAMO DAL BASSO»

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Il movimento UNITI lancia una sfida frontale alla politica dei “palazzi”, approvando un documento programmatico che suona come un ultimatum alla classe dirigente nazionale e locale. A guidare questa delicata fase di interregno è il reggente, il Dr. Massimo D’Amore, che ieri ha presieduto una partecipata riunione da cui è emerso un verdetto chiaro: il sistema attuale è al collasso e va cambiato da cima a fondo.

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L’analisi sviluppata da UNITI è un radiografia impietosa della politica odierna, sia a livello locale che nazionale. Sotto accusa finisce il “progressivo smantellamento della classe politica intermedia”, un processo scientifico iniziato con l’abolizione delle preferenze e culminato nell’accentramento del potere nelle mani di pochissimi eletti.

«Nessuna forza politica, né di destra né di sinistra – si legge nel documento – può oggi vantare una presenza territoriale realmente democratica». La diagnosi di UNITI descrive un cortocircuito istituzionale: il potere decisionale è ormai sequestrato dal “parlamentare di riferimento”, mentre le associazioni, i movimenti e le comunità locali sono ridotti a semplici spettatori, privati di spazi per trasformare le idee in leggi. «È il parlamentare a dover essere al servizio del territorio e non il contrario», tuona D’Amore.

Davanti a quello che viene definito un “problema sistemico”, UNITI rifiuta l’immobilismo e sceglie la via della controffensiva sociale, deliberando due punti chiave per l’immediato futuro:

1. La nascita di una rete provinciale, un coordinamento unitario tra associazioni e movimenti civici per imporre alla classe dirigente una “politica sociale che parli concretamente alla vita quotidiana”.

2. Lo stop alle deleghe in bianco, se le istituzioni continueranno a ignorare il grido del Terzo Settore – oggi soffocato da politiche che favoriscono solo il profitto privato – e a dimenticare famiglie, giovani e anziani, il movimento promuoverà un’azione diretta, guidata da chi vive e lavora in prima linea nei territori.

Nonostante il momento di forte crescita interna, UNITI sceglie di non affrettare i tempi per il rinnovo formale dei propri organi, preferendo dare priorità ai contenuti e alla costruzione di un’alternativa concreta. L’appello finale è rivolto a tutte le realtà civiche provinciali per superare l’uso strumentale delle tessere di partito e le contrapposizioni ideologiche, spesso usate come fumo negli occhi per coprire la mancanza di risposte.

«Ripartiamo dal luogo in cui competenze e partecipazione si traducono in progetti concreti al servizio del bene comune», conclude il reggente D’Amore. La sfida ai palazzi romani e regionali è lanciata: i territori non sono più disposti a firmare assegni in bianco.

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