31.3 C
Milazzo

Barcellona, STALKING VIA SOCIAL a Calderone e Alfano: COPPOLINO RESPINGE LE ACCUSE

Pubblicato il :

Davanti al giudice per le indagini preliminari, Aurelio Coppolino ha ribadito con forza la validità delle proprie dichiarazioni, contestando la misura cautelare che lo ha portato ai domiciliari con braccialetto elettronico. Nell’interrogatorio di garanzia, tenutosi giovedì mattina al Tribunale di Barcellona, il quarantaseienne barcellonese ha mantenuto una linea di totale fermezza rispetto a quanto sostenuto nei mesi scorsi tramite i social. L’indagato non ha mostrato alcun segnale di ritirata, trasformando l’incontro con il gip Giuseppe Caristia e il sostituto procuratore Michele Scaglione in una vera e propria difesa dei propri principi e della libertà di espressione.

- Advertisement -

L’inchiesta della Procura di Barcellona si concentra su accuse pesanti che riguardano la diffamazione, lo stalking e la messa in atto di atti persecutori. Secondo gli investigatori, tali condotte sarebbero state esercitate attraverso dirette streaming, video pubblicati sul web e l’utilizzo di vari canali social. La misura restrittiva era stata eseguita nei giorni scorsi ad Olbia, dopo che le autorità avevano proceduto al sequestro di alcuni profili online utilizzati per le comunicazioni. Durante le cinque ore di confronto con la magistratura, Coppolino ha invece sostenuto che l’attuale provvedimento rappresenti una violazione dell’articolo 21 della Costituzione, limitando il diritto di manifestare il proprio pensiero.

Il focus del procedimento riguarda le parole rivolte nei confronti del deputato nazionale e avvocato Tommaso Calderone, capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia, il quale ha presentato querela dando il via alle indagini. Il blogger Coppolino ha confermato di aver definito il deputato come un mafioso, un corrotto e uno dei colonnelli della cosca barcellonese, termini che figurano tra i capi d’imputazione. Tuttavia, il quarantaseienne ha ribadito la propria convinzione che tali affermazioni corrispondano a fatti reali. Per supportare questa posizione, l’indagato ha consegnato al giudice una documentazione processuale molto corposa, che include atti e provvedimenti giudiziari datati fino al 2024.

Tra i documenti consegnati alla difesa figura anche una recente informativa dei carabinieri. Questo materiale riguarderebbe i rapporti tra l’onorevole Calderone, capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia, e un esponente della provincia, inseriti in un contesto legato all’assegnazione di lavori pubblici e a varie dinamiche politiche locali. La difesa, assistita dall’avvocato Ugo Colonna, ha cercato di dimostrare come l’attività di Coppolino fosse finalizzata alla denuncia di vicende di pubblico interesse. Oltre alle questioni che coinvolgono il deputato, l’indagato ha mantenuto la medesima posizione riguardo alle dichiarazioni mosse verso l’ex eurodeputata Sonia Alfano (ora con Controcorrente) e l’avvocato Fabio Repici.
Il caso sollevato durante l’interrogatorio mette in luce una tensione profonda tra l’esercizio della critica pubblica e la tutela della dignità individuale. La strategia di Coppolino, un passato nello staff dirigenziale, per breve tempo, di Cestistica Barcellona, Orlandina Basket e Viola Reggio Calabria, che si è dichiarato pronto persino ad affrontare il carcere pur di difendere la propria libertà di parola, sposta il piano del dibattito dal semplice fatto della diffamazione alla legittimità stessa delle misure restrittive adottate. La questione centrale non è solo se le parole siano state pronunciate, ma se il mezzo utilizzato — ovvero i social network e lo streaming — debba essere oggetto di restrizioni che limitano la comunicazione digitale.

L’aspetto che emerge con più chiarezza è la natura della difesa: non si tratta di negare i contenuti, ma di rivendicarne la verità e la base documentale. La consegna di atti giudiziari che spaziano fino al 2024 suggerisce che l’indagato intenda trasformare il processo in una verifica di fatti già accertati in altre sedi. Questo approccio pone la magistratura davanti a una sfida complessa, dove la distinzione tra il diritto di cronaca e l’atto persecutorio diventa il perno su cui ruota l’intero procedimento investigativo.
Dopo le lunghe ore trascorse in tribunale, la palla passa ora nelle mani del gip Giuseppe Caristia. Il magistrato dovrà valutare con estrema attenzione sia le dichiarazioni rese da Coppolino sia la vasta documentazione depositata dal difensore Colonna. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, un momento cruciale in cui la Procura dovrà stabilire se le condotte proseguite anche dopo il sequestro dei canali social giustifichino il mantenimento delle misure cautelari o se, come sostenuto dalla difesa, vi sia stata una compressione indebita di un diritto costituzionale.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se le prove fornite dall’indagato, incluse le informazioni sui rapporti politici e sugli appalti pubblici, cambieranno il corso delle indagini. Resta aperto il nodo sulla continuità delle condotte segnalate dagli investigatori e sulla validità della misura cautelare applicata al quarantaseienne. L’esito della valutazione del giudice determinerà se la linea di difesa basata sulla libertà di espressione potrà reggere il confronto con le accuse di stalking e atti persecutori mosse dalla Procura.

- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement 4 -spot_img