Ci sono pomeriggi in cui il fango, i placcaggi e i rimbalzi imprevedibili di un pallone ovale smettono di essere una semplice cronaca sportiva e si trasformano in epopea, in ponti gettati sopra i mari, in storie che sfidano il tempo. È esattamente quello che è accaduto sul manto erboso dello Stadio Arturo Sciavicco di Sperone, teatro d’eccezione della terza edizione del Torneo Internazionale dello Stretto.


La manifestazione, magistralmente orchestrata dall’Old Rugby Messina 1980, ha dimostrato che il risultato sul tabellone è solo un dettaglio. Il vero punteggio lo si calcola in base all’abbraccio tra culture diverse, all’amicizia verace e alla straordinaria capacità di un territorio di riscoprirsi fiero, accogliente e lontano anni luce da logori stereotipi.

Tutto è iniziato ben prima del fischio d’inizio. Messina ha aperto le sue porte accogliendo le delegazioni ospiti con un viaggio alla scoperta delle bellezze e dell’anima del territorio messinese. Ma il vero tempio dell’evento è stato lo stadio di Sperone: non solo uno dei campi più curati d’Italia, ma un vero e proprio simbolo di riscatto sociale. In questo quartiere, la palla ovale è da anni uno strumento per costruire aggregazione, futuro e legalità per le nuove generazioni.

La mattinata ha visto scendere in campo i custodi del fuoco sacro di questo sport: il Torneo Old Veterans. Sul prato si sono incrociati i tacchetti, i sorrisi e l’immutata grinta dei Grifoni, dell’Old CUS Catania, dell’Old Syrako Rugby Club e del Dream Team Vet. Insieme alla PalermOld Rugby, queste realtà rappresentano la colonna vertebrale del movimento dei veterani in Sicilia. Uomini che custodiscono la memoria storica del rugby isolano, dimostrando come il “terzo tempo” non sia solo una tradizione post-partita, ma una filosofia di vita fatta di relazioni indissolubili.

Nel pomeriggio, l’atmosfera si è fatta elettrizzante. Il testimone è passato ai giovani dell’Under 18 per un prestigioso Test Match Internazionale che ha profumato di leggenda. Da un lato il CUS Catania Rugby, baluardo del rugby siciliano fondato nel 1947; dall’altro i gallesi del Brecon RFC, un club che cammina nella storia, nato nel 1874 e tra i padri fondatori della mitica Welsh Rugby Union. Vedere questi ragazzi confrontarsi ad altissimo livello tecnico, uniti dagli stessi sacri principi di rispetto, disciplina e spirito di squadra, è stata la testimonianza più pura di cosa significhi “cultura rugbistica”. Centocinquant’anni di storia gallese si sono fusi con l’orgoglio e la passione della terra di Sicilia.

Il Torneo dello Stretto ha così superato i confini nazionali, trasformandosi in un’arena globale che ha ospitato atleti provenienti da Galles, Inghilterra, Francia e Ucraina, uniti sotto la stessa bandiera del fair play. Tra le personalità di spicco che hanno nobilitato l’evento, non è passata inosservata la presenza di una figura storica e punto di riferimento del movimento come Michele Amore, leggenda dell’Amatori Catania Rugby, che ha speso una vita per la formazione dei giovani.

Il palcoscenico si chiude, i riflettori si spengono, ma l’eco dei canti del terzo tempo risuona ancora tra le colline di Sperone. Il Torneo dello Stretto ha vinto la sua partita più importante: dimostrare che il rugby non è solo uno sport, ma una straordinaria lezione di vita.



