Presentato il nuovo piano investimenti 2026 per sicurezza e ambiente. Zero Waste: «Accordo blindato a porte chiuse, la cittadinanza non può continuare a subire in silenzio».

Un imponente piano di investimenti da 78 milioni di euro per l’anno 2026, finalizzato a blindare la sicurezza, incrementare l’efficienza energetica e mitigare l’impatto ambientale di un sito industriale strategico. È questa la mossa ufficiale con cui la Raffineria di Milazzo (RAM) tenta di consolidare la propria competitività all’interno di uno scenario internazionale profondamente scosso da tensioni geopolitiche e dalla complessa transizione del settore della raffinazione.
Il programma è stato illustrato dettagliatamente durante l’annuale vertice con le organizzazioni sindacali, le imprese dell’indotto e i vertici di Sicindustria Messina. Secondo la governance aziendale, i fondi stanziati serviranno a potenziare la resilienza dell’impianto attraverso interventi mirati all’eccellenza operativa, ai sistemi elettrici e alla logistica di asset considerati nevralgici. Un’operazione di ammodernamento che punta a confermare il ruolo centrale dello stabilimento nel tessuto occupazionale locale.
Tuttavia, laddove l’industria vede un rilancio economico, i movimenti territoriali scorgono l’ennesimo accordo siglato al riparo dalle comunità che ne subiscono gli effetti quotidiani. A sollevare un duro atto d’accusa contro le modalità di gestione della trattativa è Egidio Maio, coordinatore di Zero Waste Sicilia per il circolo “A Carmoz”. Pur riconoscendo lo storico impatto economico della RAM — definita come “una delle industrie più attive, capace di garantire per cinquant’anni migliaia di posti di lavoro, la crescita sociale e il sostentamento di intere generazioni” — il portavoce ambientalista pone l’accento sul pesante tributo pagato dalla Valle del Mela: «Contemporaneamente e accidentalmente» — denuncia con forza Maio — «questa industria è stata causa di grave inquinamento atmosferico, incidenti rilevanti, scoppi di impianti e serbatoi che hanno provocato veri e propri disastri ecologici e momenti di drammatica tensione sociale». Una scia di criticità che ha portato il petrolchimico più volte davanti alla magistratura per le emissioni inquinanti e che conta ad oggi centinaia di vertenze legali volte a tutelare il diritto alla salute dei residenti.
La richiesta che si leva dal circolo ambientalista è un netto cambio di paradigma democratico: il Piano di Investimenti e ammodernamento non deve restare un documento riservato ai soli addetti ai lavori. Viene chiesto ufficialmente al Sindaco, al Consiglio Comunale di Milazzo e ai sindacati di pretendere una concertazione aperta, che coinvolga capillarmente le istituzioni e i soggetti sociali prima che le decisioni vengano definitivamente siglate e ratificate.
«Non si tratta di un’ingerenza nelle dinamiche aziendali» — conclude il coordinatore di Zero Waste — «bensì di un segnale di responsabilità dovuto a un territorio che, troppo spesso, ha subito e continua a subire in silenzio ogni forma di inquinamento». La palla passa adesso alle istituzioni locali: il bivio tra sviluppo industriale e trasparenza democratica non è mai stato così stretto.



