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Barcellona, AURELIO COPPOLINO dai domiciliari al carcere, LA DIFESA INSORGE. CALDERONE: “Solo calunnie, altro che Art 21”

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“Censura da ventennio contro l’articolo 21. Si è costituito tre volte in cinque ore per non farsi processare nel silenzio”. La risposta dell’On. Calderone in un video sui social: “Solo calunnie gratuite!”

 

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Per Aurelio Coppolino si sono aperte le porte del carcere: il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la massima misura restrittiva, revocando i precedenti arresti domiciliari. Una decisione scattata a tutela della presunta vittima e motivata dalla reiterazione della condotta dell’indagato. Sono questi gli ultimi sviluppi di una vicenda che è in continua evoluzione a Barcellona Pozzo di Gotto.

La difesa, rappresentata dal penalista di fiducia Ugo Colonna, ha immediatamente diffuso una durissima nota stampa per fare chiari punti sulle concitate dinamiche che hanno preceduto e seguito il trasferimento in cella, parlando esplicitamente di un tentativo di silenziare l’assistito a fronte di pesanti accuse sistemiche sulla gestione del territorio barcellonese.

Il caso affonda le sue radici nelle ripetute esternazioni pubbliche di Coppolino. Negli ultimi due mesi il pubblicitario/blogger ha bersagliato l’On. Calderone tramite i propri profili social, alternando toni satirici di derisione a veementi invettive. Interventi che hanno spinto il parlamentare a sporgere querela, lamentando un grave stato di ansia e la necessità di muoversi scortato o accompagnato nei suoi spostamenti quotidiani a causa del timore generato da quelli che definisce attacchi feroci e radicalmente falsi nel contenuto.

L’offensiva giudiziaria ha così innescato l’ipotesi di reato di stalking. In prima battuta, gli inquirenti hanno proceduto al sequestro dei canali web e dei dispositivi digitali in uso a Coppolino, per poi sottoporlo alla misura cautelare dei arresti domiciliari. Provvedimento che, secondo la tesi difensiva, sarebbe stato violato dall’indagato non per velleità evasive, ma per rivendicare il diritto costituzionale alla libertà di manifestazione del pensiero.

L’ultimo snodo cruciale si è consumato lo scorso venerdì, 26 giugno, durante l’interrogatorio di garanzia. In quella sede, Coppolino ha depositato davanti al Pubblico Ministero e al GIP un dossier monumentale di circa 350 pagine. Carteggi, annotazioni delle forze dell’ordine e vecchie denunce dei Carabinieri rimaste nel cassetto con cui lo stesso intendeva puntellare le sue pesantissime tesi, già diffuse ad aprile quando si trovava a Pisa. Nelle intenzioni dell’indagato, quel faldone rappresenterebbe la prova dell’ascesa, negli ultimi quindici anni, di una “nuova” mafia a Barcellona Pozzo di Gotto, consolidatasi in sostituzione dei vecchi clan; una deriva che – secondo l’ottica di Coppolino – l’On. Calderone avrebbe in qualche modo assecondato, rendendosi moralmente ineleggibile. Tuttavia, la risposta dei magistrati è stata fulminea: in meno di 24 ore il GIP ha rigettato la linea difensiva confermando i domiciliari, definendo la documentazione prodotta frammentaria e priva di sentenze passate in giudicato a carico del politico.

Dinanzi a quello che è stato percepito come un rifiuto istituzionale di approfondire la realtà oggettiva dei fatti e delle presunte dichiarazioni di “collaboratori compiacenti” usate per smontare le sue accuse, Coppolino ha scelto la via della protesta eclatante. Per evitare che il procedimento penale si celebrasse nell’ombra, l’uomo si è letteralmente costituito per tre volte nell’arco di appena cinque ore, presentandosi in sequenza presso il Commissariato di Polizia, la Casa Circondariale e la caserma dei Carabinieri. Questo cortocircuito ha spinto il Giudice all’inevitabile aggravamento della misura restrittiva, ordinando la traduzione immediata in carcere a tutela della “vittima” Calderone.

Il legale Ugo Colonna ha così chiosato la nota stampa con una forte provocazione: “Le denunce per stalking hanno avuto l’effetto desiderato: chiudere la bocca al Coppolino, che ha ritenuto di continuare ad esprimere il proprio pensiero secondo quanto prescrive l’art. 21 della Costituzione, che nel 1948 avrebbe posto fine alla censura di epoca fascista. Spero solo che adesso non gli venga vietato, persino in cella, l’utilizzo di penna e carta per continuare a esplicitare le sue idee.”

E mentre alle ore 18.00 di oggi è stata convocata dallo stesso Avv. Ugo Colonna  una conferenza stampa presso l’Hotel Unico a Barcellona Pozzo di Gotto, al quale farà da moderatore il giornalista Enzo Basso con la partecipazione del già Sen. e già Presidente della Commissione Antimafia Nazionale  Nicola Morra, lo stesso On. Tommaso Calderone ha divulgato un suo accorato messaggio dalla propria pagina social rimandando al mittente tutte le esternazioni fatte negli ultimi tre mesi da Coppolino. “Un avvocato, o quantomeno un laureato in legge, dovrebbe comprendere che non c’entra nulla l’art. 21 a cui si fa riferimento, con il dire ad una persona che è un parlamentare eletto frasi come «sei una merda», «sei mafioso» ecc.”. Calderone ha parlato del suo stato d’animo e della paura vissuta in questi mesi: “Cercano di distruggere una persona ma sono in piedi, con molte ferite, ma in piedi. Confido nella magistratura e vorrei capire anche chi c’è dietro Coppolino, visto che ha parlato di ‘volermi indebolire politicamente’, ma lui non è un politico…”

Il caso promette ora di infiammare le aule del Tribunale mentre a Barcellona Pozzo di Gotto il dibattito pubblico sul labile confine tra diffamazione, stalking e diritto di critica politica si fa sempre più rovente.

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