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Barcellona, I SOCIALISTI sulle recenti AMMINISTRATIVE: voto disgiunto PUNISCE “GIGANTI” e GIOCHI DI PALAZZO”

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Il PSI analizza il post-elezioni: gli elettori bocciano le imposizioni delle segreterie e premiano la sindaca Scolaro. Sotto accusa il crollo di Barbera e l’asse “innaturale” tra PD e Fratelli d’Italia.

 

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Le ultime elezioni amministrative hanno lasciato un segno indelebile sul panorama politico di Barcellona Pozzo di Gotto, ma il vero vincitore di questa tornata non indossa alcuna casacca di partito. A dettare legge nelle urne è stato l’elettore barcellonese, protagonista di una prova di profonda maturità democratica che ha letteralmente scardinato i piani dei grandi schieramenti tradizionali. È quanto emerso dall’analisi lucida e senza sconti dell’assemblea cittadina del PSI, riunitasi alla presenza del Segretario provinciale Amedeo Gitto.

La parola d’ordine che ha ridefinito gli equilibri locali è una sola: voto disgiunto. Di fronte a un’offerta politica di centro-destra e centro-sinistra percepita come fragile, sbiadita e incapace di offrire una vera via d’uscita dalla crisi strutturale in cui versa la città, i cittadini si sono difesi stringendo la matita copiativa come uno scudo. Il “voto di trascinamento” – quel meccanismo automatico tanto caro alle segreterie di partito – è stato sonoramente bocciato. I barcellonesi hanno scelto l’autonomia, premiando chirurgicamente il candidato ritenuto “più accettabile” e punendo severamente i vecchi blocchi di potere.

L’effetto di questa rivoluzione silenziosa è tutto nei numeri. La neosindaca Scolaro, sostenuta dal movimento “Sud chiama Nord”, è stata la grande beneficiaria di una fuga di voti che ha sottratto oltre 3.000 preferenze al candidato di centro-destra Barbera. Una sconfitta bruciante se si pensa che quest’ultimo schierava una vera e propria “corazzata” elettorale: ben 9 liste e 216 candidati complessivi sotto le insegne di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.

Non è andata meglio sul fronte opposto. La candidatura a Sindaco proposta dal centrosinistra, inizialmente sbandierata dal Movimento 5 Stelle come una “Ferrari” della politica locale, è andata incontro a una dura disfatta. Secondo l’analisi del PSI, il ruolo di “padre nobile ed imparziale” della coalizione si è presto degradato: il candidato si sarebbe trasformato in un capo corrente del Partito Democratico, spingendosi a dare indicazioni di voto esplicite per singoli consiglieri comunali. Il risultato? Un isolamento progressivo che ha spento l’entusiasmo della base e condannato il progetto al fallimento.

Se il voto ha scosso i palazzi, il post-elezioni rischia di scavare un solco ancora più profondo tra cittadini e istituzioni. Il PSI intercetta e dà voce all’indignazione dell’elettorato per quello che viene definito un “matrimonio innaturale”: un accordo di palazzo siglato tra la lista Città Aperta, una frangia del PD e Fratelli d’Italia.

Questo insolito asse ha blindato le poltrone, portando un consigliere di Città Aperta alla presidenza del Consiglio Comunale e un esponente di FdI alla vicepresidenza. Una manovra strategica che, per i socialisti, finisce per legittimare politicamente proprio quelle forze ritenute responsabili del declino cittadino dell’ultimo decennio. Nel mirino dei cittadini finiscono però anche le prime mosse della stessa sindaca Scolaro, rea di aver inserito nella nuova Giunta figure “straniere”, provenienti cioè da fuori Barcellona.

Nelle conclusioni del Segretario cittadino Matteo Milioti, il PSI accoglie questa reazione delle urne come un segnale estremamente positivo e un risveglio della coscienza civica. Il messaggio emerso è chiaro e perentorio: i cittadini sanno giudicare da soli e sanno come difendersi dalle imposizioni dall’alto. La palla passa adesso ai partiti tradizionali, chiamati a una seria e non più rimandabile autocritica, per tornare a presentare alla città progetti trasparenti e figure realmente spendibili per il bene comune.

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