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Zero Waste Sicilia su LICENZIAMENTI E VELENI nella Valle del Mela: “BASTA CON LA POLITICA DEL PROPRIO ORTICELLO”

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Serve un’unica cabina di regia tra i Comuni. La frammentazione ha fallito per quarant’anni.

 

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Continua lo stillicidio industriale nella Valle del Mela. Tra lo spettro di nuovi licenziamenti, riduzioni di personale e l’eterna ombra dell’inquinamento ambientale, il comprensorio tirrenico si scopre ancora una volta fragile, ostaggio di una crisi socio-economica che sembra non avere fine. A lanciare un durissimo e appassionato grido d’allarme è l’associazione Zero Waste Sicilia (Circolo “A. Carmoz”), che attraverso una lettera aperta firmata dal coordinatore Egidio Maio scuote i palazzi della politica, i sindacati e gli organi di stampa. Il messaggio è perentorio: il modello di gestione locale utilizzato finora è superato, inefficace e strutturalmente dannoso per la collettività.

«La parcellizzazione o, per dirla chiaramente, la frantumazione delle vertenze sociali affrontate per singolo comune non funziona più!», si legge nel documento. Secondo l’associazione ambientalista, la strategia della “trattativa solitaria” portata avanti dai singoli municipi negli ultimi quarant’anni si è rivelata un vicolo cieco.  Di fronte alle ristrutturazioni aziendali, alla necessità di riconversione degli impianti e alle emergenze occupazionali, l’isolamento dei sindaci non ha prodotto soluzioni concrete né stabili, lasciando irrisolti anche i nodi cruciali delle tempistiche ambientali e della tutela della salute pubblica.

«Il veleno non ha confini comunali. Le sostanze tossiche emesse dagli opifici colpiscono tutti, indistintamente.» Il fulcro della critica di Zero Waste si basa su un’evidenza geografica ed ecologica: l’inquinamento non si ferma davanti ai cartelli stradali. «Non ci sono confini territoriali per le emissioni inquinanti, non ci sono confini territoriali per impedire il propagarsi delle varie sostanze emesse dagli opifici», ricorda Maio.

Un destino comune che lega indissolubilmente i cittadini e i lavoratori della Valle, i quali formano un’unica grande comunità: le maestranze che fanno muovere le industrie della zona provengono dallo stesso identico bacino e condividono i medesimi rischi sanitari e le stesse speranze occupazionali. Arroccarsi nella difesa del proprio “orticello”, denuncia la nota, non è solo miope, ma rappresenta una vera e propria penalizzazione in termini di sicurezza e di strategia lungimirante a danno della popolazione.

Da qui nasce la proposta concreta per ridisegnare il futuro del comprensorio: l’istituzione immediata di un nuovo soggetto istituzionale paritario e paritetico che riunisca tutti i Comuni dell’area industriale sotto un’unica “gestione unitaria”. Un organismo che permetta una pianificazione a lunghissimo termine – con uno sguardo proiettato ai prossimi cinquant’anni – capace di governare non solo la salvaguardia dei posti di lavoro, ma anche la redistribuzione strategica delle risorse economiche per viabilità, logistica, infrastrutture portuali e collegamenti autostradali e ferroviari.

Un modello virtuoso a cui guardare, d’altronde, esiste già: il Distretto Socio-Sanitario, una struttura in cui i sindaci del territorio cooperano attivamente alternandosi alla presidenza. Se funziona per la sanità locale, perché non applicarlo alla gestione industriale e ambientale? Inoltre, si ricorda come la rete di monitoraggio delle emissioni sia già capillarmente dislocata nel comprensorio, fornendo dati pronti all’uso.
Il percorso verso questo nuovo modello istituzionale non sarà semplice e richiederà una forte e condivisa volontà politica collegiale. Un tavolo che deve necessariamente vedere protagonisti la Regione Siciliana, i sindacati (OO.SS.), le associazioni ambientaliste e le stesse rappresentanze industriali. La sfida per un buon governo unitario della Valle del Mela è lanciata: l’alternativa è restare a guardare il lento declino di un intero territorio.

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